Italiani sempre più attenti alla salute nel piatto

Italiani sempre più attenti alla salute nel piatto
Inside Over
1 Febbraio Feb 2019 01 febbraio 2019

Gli italiani sono informati e attenti all'alimentazione e quindi alla propria salute: ecco come cambiano i consumi al ristorante nel Belpaese

Gli italiani sono sempre più attenti a tavola, perché le abitudini alimentari potrebbero ripercuotersi sulla loro salute.

È stato diffuso il rapporto sulla ristorazione della Federazione italiana pubblici esercizi dal titolo “I nuovi stili alimentari degli italiani”: emerge che la consapevolezza del legame tra alimentazione e salute c’è nel 97,1% dei casi. In generale il 71,8% degli italiani si informa, quando pranza o cena fuori casa in relazione alla qualità e alla provenienza dei prodotti utilizzati. Ma soprattutto l’89,1% ritiene che i locali di ristorazione siano più attenti a offrire ricette salutari.

"Nonostante questa rinnovata attenzione al benessere che si nota tra gli italiani, solo il 53,3% degli intervistati dichiara di consumare verdure e ortaggi quotidianamente - si legge nel rapporto - ciò significa che una persona su due continua ad avere un'alimentazione che non prevede quotidianamente una porzione di verdure. Si nota comunque un trend di crescita rispetto al 2005 in cui il consumo quotidiano di verdura era abitudine solo per il 48,9%. Sempre più consapevole è anche il consumo di sale che si riflette nella scelta, sempre più popolare, di sale arricchito di iodio. È interessante osservare che l'attenzione non è aumentata solo tra persone nelle fasce d'età maggiori, ma anche tra giovani e giovanissimi”.

Dall’alimentazione sono spariti i carboidrati come pane e pasta, che registrano un meno 8,3% nelle abitudini alimentari, mente il latte viene consumato dalla metà degli italiani - anche se cala il consumo tra giovani e giovanissimi, nello specifico tra i bambini tra i 6 e i 10 anni si registra un meno 10,3%.

Il consumo di carne rimane quasi costante, almeno per la carne bianca, mentre quello della carne rossa è passato dal 73% al 59%. Anche il pesce è abbastanza stabile, anzi la frequenza del consumo ha superato quella della carne rossa.

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