"La contemporanea? I musicisti devono conquistare i giovani"

La contemporanea? I musicisti devono conquistare i giovani
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10 Febbraio Feb 2019 10 febbraio 2019

Il compositore Francesconi al centro del concerto che domani apre la rassegna

Lo scontro artistico-musicale oggi è in atto, chissà, forse a livello planetario, verrebbe da pensare al film «Highlander» con la frase finale: «Ne rimarrà un solo...». Da una parte i neo-nichilisti che fronteggiano gli esponenti di uno schieramento che cerca il nuovo «patto narrativo». In questo panorama dai mille linguaggi, molti minacciati dal nulla, operano come antidoto pure i Sentieri Selvaggi capeggiati dall'inesauribile Carlo Boccadoro. Decenni fa tutti loro provocatori a colpi di «minimalismo americano» contro l'accademia e la durezza guru europei degli anni Cinquanta, oggi più ecumenici, disposti al dialogo e aperti. La dimostrazione di tutto ciò sarà domani sera, quando la formazione al Teatro Elfo Puccini suonerà il primo «la» della XXI stagione DNA che chiuderà a maggio (domenica al Museo del Novecento presentazione alle 17) Già, proprio così. Una metamorfosi in grande stile.

I Sentieri meno «Selvaggi» di prima e Boccadoro in giacca. Un primo cartellone che mescola in ordine sparso il contemporaneo allo storico, ovvero «Quatuor pour la fin du temps» di Olivier Messiaen seguito dalla prima esecuzione italiana di «Daedalus», concerto per flauto ed ensemble di Luca Francesconi in memoria di Pierre Boulez, lavoro commissionato da Daniel Barenboim.

Il primo autore è la storia del XX secolo e dei suoi giganti, il secondo è uno dei massimi compositori in circolazione nei giorni nostri, dopo il Conservatorio di Milano a suo tempo in fuga per il mondo e nel mondo rimasto: «La contemporanea in Italia? - fa eco al telefono - È migliorata anche se i problemi non mancano. Bisogna lavorare sul pubblico, cercare di ridurre i pregiudizi dei giovani; continuare a contrapporsi a un certo accademismo che resiste, inoltre necessari altri modi di proporre la musica». Francesconi ricorda ancora: «Quando studiavo le partiture del Novecento erano una rarità, al Verdi una ventina non di più. Scomparso Bruno Maderna è mancata la possibilità di un passaggio del testimone, tutto è rimasto vago e mistero, nella scrittura più che altro imperavano le proibizioni». E allora questo maestro, come un Siddharta moderno, da giovane è partito alla ricerca di quel che gli serviva. Risultato: non c'è paese in Europa (e altrove) dove le sue pagine non siano state eseguite. In Italia lui - che è stato al fianco di Luciano Berio - c'è stato di meno, però.

Ma tutto evolve. I tempi sono cambiati e l'avvicinamento coi gli «affini» Sentieri prima o poi doveva avvenire. Soprattutto dopo la svolta del deux ex machina Boccadoro da qualche tempo impegnato pure come direttore artistico dei Concerti della Normale di Pisa: «Dopo vent'anni dedicati alla produzione recentissima - annuncia - introduciamo un cambiamento nella nostra programmazione, accostando alle partiture di oggi quelle del '900 storico».

Partiture come quelle di Stravinskij, Rota e Berg vicine a quelle appunto di Francesconi, Colombo Taccani e Crumb. E ancora sui leggii compariranno le avanguardie di Donatoni e Bussotti, accanto ai Testoni e Lucchetti che si sono allontanati dalle asprezze della corrente che dominò. Come del resto i Sentieri dopo, quando sfidarono tutto e tutti con Glass e Reich. Ma ora basta, le armi sono state deposte. Si può raccontare la musica senza barriere, né da una parte né dall'altra. La nuova parola d'ordine adesso è: «Pace!», naturalmente in (buona) musica.

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