L'«angelo del violino» suona Vivaldi e Ravel per incantare Milano

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16 Febbraio Feb 2019 16 febbraio 2019

La giovane ucraina Anastasiya Petryshak stasera in concerto col pianista Lorenzo Meo

Luca Pavanel

La violinista che sembra un angelo. Si chiama Anastasiya Petryshak, 24 anni, ucraina. Talento & bellezza: un'equazione più che mai esatta in questo caso. Bravura che viene riconosciuta a livello internazionale. Questa preparatissima violinista sarà in concerto stasera, titolo «Amato bene». Siamo nella stagione Palazzina Liberty in musica (ore 21 in Largo Marinai d'Italia a Milano), un programma a base di Antonio Vivaldi («Sonata n.3 in sol minore Rv-1741), Claude Debussy («Sonata n.3 in sol minore) e Mauricie Ravel («Tzigane»). La virtuosa sarà accompagnata dal pianista Lorenzo Meo; moderatore della serata Luca Ciammarughi. Un incontro tra musica, parole e arte per conoscere da vicino, in occasione della presentazione del disco pubblicato da Sony Classical, il giovane fenomeno, Anastasiya, che viene da una terra simbolo del violinismo. Già, proprio così.

A essere più precisi la Petryshak è arrivata in Italia all'età di 11 anni per trovare qui un clima più adatto allo studio. A un certo punto i primi traguardi, fra cui il rapporto con il tenore Andrea Bocelli sui palchi più importanti. Poi l'esperienza con uno dei guru del violino, Salvatore Accardo; e ancora, la collaborazione con il museo del violino di Cremona. Quest'ultimo capitolo la vede protagonista di un impegno nell'utilizzo di strumenti antichi di scuola cremonese, in particolare dei violini costruiti da Stradivari, Amati, Guarneri del Gesù e quelli moderni pure. E ancora.

La violinista ucraina è l'unica a collaborare in via esclusiva con il Laboratorio di acustica musicale del Politecnico di Milano e il Laboratorio di diagnostica non invasiva dell'Università degli Studi di Pavia, prendendo parte a numerosi progetti di ricerca e analisi. In particolare, la sua attività si concentra sullo studio degli strumenti antichi e moderni sia per quanto riguarda l'aspetto timbrico che strutturale. Un lavoro a metà strada tra l'opera degli scienziati e dei liutai. Di più.

Il concerto di oggi dell'«angelo del violino» è uno di quelli che si consuma in un weekend colmo di buona musica. Dopo «La sinfonia ritrovata» con opere di Schubert («la Sinfonia n.2 detta «La Grande») eseguita ieri dall'Orchestra di Milano Classica e l'Orchestra della Civica scuola di musica «Claudio Abbado» - sul podio il maestro Renato Rivolta - domani, sempre alla Palazzina alle ore 10.45 del mattino -, è il turno del pianista Luca Schieppati - insieme alla formazione delle Cameriste Ambrosiane - che proporrà un concerto-conversazione intorno al «Quintetto n.2 in si bemolle maggiore op.5» di Giovanni Sgambati, che fu allievo di Franz Liszt e il pianista prediletto della Regina Margherita. Sgambati fu stimato compositore e illuminato divulgatore della musica di Wagner in Italia. Con questo Quintetto si scopre il pregevole lavoro strumentale di una voce creativa e indipendente e controtendenza nell'Italia dominata dal melodramma.

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