Le parole che non hanno il significato che pensiamo

Le parole che non hanno il significato che pensiamo
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16 Febbraio Feb 2019 16 febbraio 2019

La quotidianità è arricchita do parole a cui è stato conferito un significato comune, in realtà molto diverso da quello originario

La quotidianità è costituita da una serie di parole e termini di utilizzo comune a cui è stato attribuito un significato specifico, ormai sdoganato da tempo. Quello che in molti non sanno, però, è che il significato attuale spesso differisce o si distacca da quello d'origine, tanto che per alcuni è del tutto estraneo al termine impiegato normalmente.

  • SOS: il più utilizzato dei termini, in particolare nei momenti di pericolo, il cui significato rimanda alle frasi "Save Our Souls" oppure "Save Our Ship". In realtà l'abbreviazione tecnica riporta al codice morse, linguaggio universale costituito da tre puntini seguiti da tre trattini e da altri tre puntini. Nato nel 1905 nel tempo ha assunto una rilevanza di tipo mondiale, perché facilmente riconoscibile come segnale di richiesta di aiuto da parte delle imbarcazioni straniere. Un mezzo comunicativo in grado di abbattere ogni tipo di barriera linguistica;
  • OK: sicuramente la parola e il gesto più famoso in tutto il mondo, quell'unione tra pollice e indice per formare una lettera O. Benché la fama lo preceda, è un termine di cui non si conoscono le origini, come ha specificato lo Smithsonian Institute, ma probabilmente nato per caso da un gioco di parole. Secondo uno studio condotto da un giornalista del Boston Morning Post nel 1879, OK dovrebbe significare "Oll Korrect", una storpiatura del più noto "All Correct". Altre teorie rimandano alla terminologia militare utilizzata dai soldati di ritorno dalle perlustrazioni alla ricerca di compagni morti. Per velocizzare la conta veniva issata una bandiera con la lettera K (Killed=uccisi), preceduta dalla cifra di corpi recuperati: se il numero era pari a zero sul tessuto compariva la scritta OK. Una numerazione che veniva specificata anche con le dita, ovvero il segno classico del pollice e dell'indice a formare lo zero. Altri rimandano la genesi del gesto alle tribù beduine del Sahara.
  • Wi-Fi: nell'era attuale la terminologia è più che nota e diffusa, in molti credono significhi "wireless fidelity", ma non il suo creatore, che specifica come la parola sia nata solo per necessità di marketing. Il termine legato alle reti wirless non risultava particolarmente orecchiabile e così, per una questione mnemonica, è nato Wi-Fi associabile al termine Hi-Fi.
  • Zumba: la terminologia legata alla pratica sportiva trova la sua origine da Rumbacize, ovvero dall'unione tra Rumba, che in spagnolo significa danza, quindi Jazzercise, un programma di esercizi con le stesse caratteristiche ma molto popolare negli anni '90. Al momento della registrazione Alberto Perez scoprì che era stato rubato dal proprietario di una palestra dove insegnava, e così virò verso Zumba, un termine inventato ma di grande effetto;
  • KODAK: parola del tutto inventata, ha preso vita grazie a George Eastman che, innamorato della lettera K, aveva creato una parola facile da memorizzare e fortemente incisiva.
  • Alitosi: termine in apparenza scentifico, nasce dalle ricerche del creatore del prodotto Listerine. Jordan Wheat Lambert escogitò il termine alitosi grazie a una vecchia parola latina e lo trasformò in un'ipotetica malattia da curare con il collutorio.

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