Caro Raimo, ora invita i "fascisti" al Salone del libro

Caro Raimo, ora invita i fascisti al Salone del libro
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21 Febbraio Feb 2019 21 febbraio 2019

I segnali di preoccupazione dell'intellighenzia nostrana per la crescita di realtà culturali, case editrici, festival letterari, riviste non conformi e non allineate ai diktat culturali del pensiero progressista sono sempre più frequenti. Un giorno Saviano, l'altro Michela Murgia, quello successivo Zerocalcare. Tutti accomunati dall'ossessione per il fascismo che vedono ovunque e in ogni pensiero che non rientri negli schemi del politicamente corretto. Non si capacitano del proliferare di scrittori, giornalisti, pensatori, intellettuali con idee ascrivibili al conservatorismo, al tradizionalismo, al sovranismo o, più semplicemente, di destra e non riescono a nascondere una certa inquietudine per gli spazi che queste voci si stanno ritagliando e per la collaborazione tra le varie realtà che hanno superato l'atavico individualismo che da sempre caratterizza la cultura delle destre. Ultimo in ordine di tempo a lanciare un grido di allarme verso «la rete degli editori fascisti, neofascisti, di destra, sovranisti, nazionalisti, anarchici di destra, tradizionalisti, conservatori» che si sta ampliando è il giornalista e scrittore Christian Raimo che ha uno spiccato interesse per il mondo della destra italiana, al punto da aver scritto articoli, reportage e addirittura un libro sull'argomento, Ho 16 anni e sono fascista. Indagine sui ragazzi e l'estrema destra. Un coinvolgimento così profondo che lo ha portato a pubblicare i suoi libri con le case editrici di Berlusconi che proprio di sinistra non è. Raimo non riesce a comprendere la destra italiana con le sue sfaccettature, sfumature di pensiero ed eterogeneità di posizioni per il suo utilizzo a sproposito del termine «fascista»; se conoscesse la storia della cultura di destra del Novecento, non si stupirebbe che «i fascisti, i neofascisti tradizionalisti, i destrorsi, non sono ignoranti, leggono, studiano, scrivono, formano una classe intellettuale» perché già dall'inizio del secolo scorso, ben prima della nascita del fascismo, con le esperienze delle riviste fiorentine di Papini, Prezzolini, Soffici, si formava in Italia una cultura di destra che avrebbe espresso alcuni dei più importanti autori della letteratura italiana, Tomasi di Lampedusa e Giovannino Guareschi su tutti. Liquidare case editrici che promuovono la riscoperta di autori rimossi, dimenticati, osteggiati e al tempo stesso danno voce a scrittori contemporanei indipendenti come Altaforte, Eclettica, AGA, Ferrogallico, Bietti, Idrovolante, Passaggio al bosco, con le definizioni di «fascisti» o «destrorsi», significa non avere la volontà e l'onestà intellettuale di comprendere il pantheon culturale che accomuna questi progetti editoriali seppur con le loro specificità. Raimo, che è consulente culturale del Salone del Libro di Torino, dovrebbe organizzare alla prossima edizione della kermesse torinese un dibattito sul ruolo della cultura di destra con i principali attori del panorama culturale italiano e farsi promotore di una mostra sugli editori e gli autori non conformi. Sarebbe un'occasione importante per superare steccati ideologici, pregiudizi e favorire l'essenza stessa della cultura: il dibattito e il confronto intellettuale.

* Direttore editoriale Historica edizioni/Giubilei Regnani editore

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