C'è chi difende la storia solo se fa comodo

C'è chi difende la storia solo se fa comodo
Inside Over
28 Febbraio Feb 2019 28 febbraio 2019

Niente tema di storia alla maturità dell'anno scolastico in corso. La notizia risale al 14 gennaio 2017. È una disposizione del ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli (Pd), nota esperta della materia, si fa per dire. La valutazione scientifica fu realizzata da una commissione guidata da Luca Serianni, linguista eccellente forse fuori posto accanto ai politici. Serianni e Fedeli spiegarono che la Storia avrebbe fatto capolino in tutti i temi proposti. Ci fu una rapida levata di scudi degli storici seguita da poco altro. Come mai, quindi, proprio oggi dilaga la protesta? In questi giorni, editorialisti, storici, scrittori hanno aperto una campagna in cui si sono schierati a favore della Storia. L'orgia di retorica ha superato il livello di guardia. Siamo alla fiera delle banalità nella quale, fieramente, i nostri intellettuali fanno una incredibile scoperta: la Storia è importante. Liliana Segre: «Non rubiamo il passato ai ragazzi». Roberto Saviano: «Abolire lo studio della Storia mostra come questo sia il governo dell'algoritmo. Non contenuti ma solo trending topic». Renzo Piano: «Ritengo sia fondamentale che i nostri ragazzi coltivino la memoria». Melania Mazzucco: «La lingua italiana è maestra di vita. Essere senza Storia è un'espressione negativa. Avere Storia è essere. Ricordarla è sapere, potere, volere». Massimo Recalcati: «Il passato può essere il luogo da cui ritornano gli spettri». Nicola Lagioia: «Un discreto studio della Storia può impedire che le farse del presente rincorrano le tragedie del passato». Vi risparmiamo il resto delle brillanti intuizioni dei soliti malati di «appellite». Il Giornale si schierò subito contro la bocciatura della Storia e in generale contro il degrado delle materie umanistiche massacrate dal famigerato «tre più due» che ha ottenuto brillanti risultati: abbattere la qualità, perché le materie qualificanti sono tutte nel biennio aggiuntivo; e allungare di un anno il corso di studi in lettere, storia e filosofia. Un suicidio culturale in piena regola aggravato dalla tendenziosità (tutta a sinistra) di manuali e docenti. Inutile rivangare qui le strane dimenticanze di fronte ai crimini comunisti o i giudizi avventati sul presente. Se vogliamo (e vogliamo) valorizzare la Storia, dobbiamo anche raccontarla tutta. E anche questa è una banalità ma non in Italia. La levata di scudi dei meglio pensatori ha una tempistica sospetta. Osserva su twitter la scrittrice Gemma Gaetani: l'attuale ministro Marco Bussetti in sostanza ha recepito i cambiamenti della Fedeli, con qualche modifica. Ed è vero. Arrivano i gialloverdi e giù mazzate dal sottotesto più che chiaro: questi barbari ci ricondurranno al fascismo e al razzismo. Quando gli intellettuali si schierano, il rischio è che sia tutto finto, e che sia tutta pubblicità.

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