Faye, il ribelle della destra radicale

Faye, il ribelle della destra radicale
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8 Marzo Mar 2019 15 giorni fa

Era autore del profetico saggio "Il sistema per uccidere i popoli"

Quando si parla di pensatori vicini alla «destra radicale», ci si immagina, generalmente, degli individui a metà strada tra il Mago Otelma e i nazisti dell'Illinois immortalati nei Blues Brothers: disadattati che passano disinvoltamente dal complottismo venato di esoterismo al razzismo becero e folcloristico, più portati a maneggiare una mazza che una penna e più avvezzi a frequentare le curve degli stadi che le sale di consultazione delle biblioteche. Peccato che questo non sia altro che l'ennesimo luogo comune imposto dalla dittatura del politicamente corretto.

Un esempio di come un pensatore possa essere di estrema destra e allo stesso tempo risulti brillante, originale, lucido e implacabile ci viene offerto da Guillaume Faye, tra i principali esponenti della, la Nuova Destra francese (GRECE), tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta, morto ieri, all'età di quasi settant'anni, dopo una lunga malattia. Autore prolifico di saggi anticonformisti, Faye è conosciuto in Italia soprattutto per due opere davvero eccezionali, Il sistema per uccidere i popoli e Archeofuturismo, pubblicate nel corso degli anni da diverse sigle editoriali, ultima AGA Editrice, che possono essere considerate il vademecum del ribelle integrale. La prima opera è la summa di chi non è disposto a soccombere a «una prassi non ufficiale di natura economica, culturale, diplomatica e finanziaria che svuota del loro contenuto le realtà nazionali ed etniche, i radicamenti territoriali presentandoli come un cosmopolitismo aperto al mondo, che in realtà sfocia nella negazione distruttrice di ogni specificità». Parole straordinariamente profetiche, se si pensa che la prima edizione del libro è datata 1981!

Risalgono, invece, a una ventina di anni dopo le intuizioni contenute in Archeofuturismo, sintesi ardita di due opposti che si attraggono per creare l'unica rivoluzione possibile, quel moto che, etimologicamente, si volge al futuro per tornare al passato. Per Faye, il pensiero, oggi, deve essere radicale e rivoluzionario, perché «la nostra civiltà è giunta alla fine di un ciclo e non alla soglia di un nuovo progresso, e solo avendo di mira nuovi concetti di civiltà si potrà davvero essere portatori di storicità e autenticità».

Idee non solo teorizzate, ma sempre messe in pratica da un pensatore che ha fatto della sua vita un'opera d'arte provocatoria mai disposta a scendere a compromessi. Scrittore, filosofo, regista, forse addirittura di film porno, come amava lasciar credere per épater la bourgeoisie, Faye non ha mai avuto paura di stupire e perfino di scandalizzare anche i suoi amici e simpatizzanti. Da teorico del terzomondismo antiatlantista degli anni Ottanta, in anni recenti si è schierato decisamente contro l'invasione musulmana dell'Europa, meritandosi l'accusa di «filosionismo» dagli ambienti di provenienza.

In un'intervista pubblicata sul numero di febbraio di Primato Nazionale, che in qualche modo possiamo considerare una sorta di commiato finale ai lettori italiani, Faye profetizza, per il nostro continente, uno scenario di prossima guerra civile: «Sono convinto che, purtroppo, la soluzione a questo disastro verrà da un conflitto di proporzioni enormi che coinvolgerà tutta l'Europa. A quel punto l'estrema sinistra sarà individuata come in vero nemico, insieme ai musulmani. Allora sarà la guerra, e mi auguro che la vinceremo».

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