Il cemento ripara-schiena che elimina i farmaci

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8 Marzo Mar 2019 17 giorni fa

Maria Sorbi

Il mal di schiena dopo gli 80 anni sembra quasi una tassa dovuta. Un dolore a cui rassegnarsi per questioni di età. Eppure in tanti casi si può risolvere nell'arco di 24 ore. E chi è costretto a letto o obbligato a imbottirsi di analgesici, morfina e cortisone per stare in piedi può tornare a vivere, senza nemmeno più dover utilizzare busto rigido e bastone. L'intervento ripara-schiena è la vertebroplastica percutanea, una procedura terapeutica mini-invasiva, che si pratica in anestesia locale e blanda sedazione ed è coperta dal Sistema sanitario nazionale. Poiché l'intervento non prevede né tagli né grandi rischi o degenze, è particolarmente adatto anche agli ultra anziani. Anzi, li aiuta a ridurre il numero di farmaci.

«È giusto che anche a 90 anni, se possibile, si conservi una dignitosa qualità della vita - spiega Giovanni Carlo Anselmetti, radiologo interventista che ha già effettuato l'intervento su migliaia di pazienti - Tuttavia i pazienti anziani che hanno problemi alla schiena si rivolgono principalmente ad altri specialisti indirizzati dal Pronto Soccorso, che li trattano con i farmaci, e non al radiologo interventista, che invece può aiutarli con la vertebroplastica».

COME FUNZIONA

Il trattamento serve a risolvere il dolore causato dalle fratture vertebrali, i cedimenti vertebrali dovuti all'osteoporosi, ai traumi o alle metastasi. Consiste in un'iniezione - sotto la guida combinata di Tac e fluoroscopia digitale - di un cemento osseo acrilico già da tempo impiegato in interventi ortopedici. La resina acrilica si diffonde all'interno del corpo vertebrale fratturato, lo consolida ed evita ulteriori cedimenti. Da qui un'immediata riduzione del dolore e una nuova capacità di muoversi nell'arco di poche ore. Ad esempio, se l'intervento viene effettuato al mattino, già nel tardo pomeriggio i pazienti sono in grado di tornare a casa sulle loro gambe, senza sedia a rotelle né treppiedi. Effetti collaterali? Praticamente nulli. «Qualcuno teme che la vertebra diventi troppo dura e danneggi a sua volta le altre ma non è del tutto vero - puntualizza Anselmetti - Le possibilità di una frattura rimangono inalterate rispetto a quelle causate dalla storia naturale dell'osteoporosi. La vertebroplastica non cura l'osteoporosi ma solo la frattura vertebrale. Però con l'intervento viene ridotto o annullato il dolore, donando al paziente una mobilità molto più fluida». L'intervento mostra risultati ottimi anche (e soprattutto) in chi anziano non è. Ad esempio in chi è stato vittima di un incidente, di un trauma, o nelle ragazze con gravi disordini alimentari e conseguente cedimento prematuro delle vertebre. Dove rivolgersi? Ai reparti di radiologia interventistica o ai medici che «operano con il cemento». L'elenco di tutti i centri italiani con maggior esperienza e degli specialisti è riassunto sul sito www.vertebroplastica.it. L'operazione non è ovviamente in grado di risolvere il problema dell'osteoporosi ma, questo si, ne «tampona» il decorso e la sofferenza. Quante vertebre si possono trattare? «Dipende dalle condizioni cliniche del paziente e dall'esperienza dell'operatore. Volendo anche più di dieci vertebre in una volta sola. E anche per l'età del paziente non c'è limite. Anche se si è molto anziani si ha diritto a non avere dolore». Una decina di anni fa la vertebroplastica, assieme alla cifoplastica con palloncino, venne messa in discussione da uno studio, condotto però su un numero piccolo di pazienti e senza la conferma della risonanza magnetica. Le due tecniche ora sono state pienamente riabilitate dallo studio Usa Save che ha analizzato oltre 850mila pazienti over 65, confrontando la chirurgia mininvasiva con la terapia conservativa (analgesici, riposo, bustini, fisioterapia).

UN AIUTO ANTI TUMORE

Una delle applicazioni più interessanti della vertebroplastica percutanea è quella in ambito oncologico. Innanzitutto perché l'iniezione del «cemento» fortifica le ossa consumate dalle metastasi e dall'osteoporosi causata dal cancro. E poi perché in qualche modo aiuta a rallentare il decorso della malattia. In che senso?

«La resina, durante la polimerizzazione, raggiunge temperature molto alte ma solo per un minuto, un tempo troppo breve perché riesca a bruciare completamente le cellule tumorali - spiega Anselmetti, che opera anche allo Ieo di Milano - Però le isola, facendole morire. Inoltre, attraverso lo stesso ago metallico che usiamo per la vertebroplastica, possiamo effettuare contemporaneamente la radioterapia, la termosblazione con radiofrequenze e la crioablazione per uccidere le cellule tumorali».

IL MALE INVALIDANTE

Il mal di schiena non è solo la più importante causa di disabilità al mondo, ma negli anziani aumenta del 13% il rischio di morte prematura. A dimostrarlo è il risultato di uno studio dell'università di Sydney pubblicata sulla rivista scientifica The European Journal of Pain. I ricercatori australiani hanno messo sotto osservazione 4.390 gemelli danesi con più di 70 anni per capire se la lombalgia e la cervicalgia aumentino la possibilità di morte prematura per qualsiasi causa. Da qui la necessità di considerare un rafforzamento delle terapie contro il mal di schiena e un accesso più facile alle cure. Soprattutto perché non è pensabile che gli anziani trattino il dolore con anti infiammatori da banco e via dicendo. Fondamentale quindi la prevenzione, che va fatta partendo da un'attività fisica moderata e costante. Molto utili lo stretching, il pilates e lo yoga. E in generale tutte le attività che aiutano a proteggere la colonna vertebrale, calibrando il peso e rafforzando la fascia muscolare che sostiene il corpo.

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