Cirinnà "Dio, patria e famiglia? Era uno slogan fascista"

Cirinnà Dio, patria e famiglia? Era uno slogan fascista
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10 Marzo Mar 2019 10 marzo 2019

La Cirinnà replica alle critiche: "Con quella foto ho denunciato la ripresa di uno slogan fascista, criticando chi di quei tre concetti si fa scudo per creare un clima di discriminazione, oscurantismo e regressione culturale". Ma Salvini la 'blasta'

"Dio Patria Famiglia era uno slogan usato dal regime fascista". Dopo gli insulti ricevuti sul web, Monica Cirinnà ora passa al contrattacco rivendicando la foto che la ritrae con in mano un cartello a dir poco provocatorio per coloro che seguono questi tre valori.

"Non ho il dono della fede, ma rispetto profondamente tutti i credenti, senza mai averli blanditi con rosario e Vangelo per poi tradirne gli insegnamenti", dice oggi l'ex senatrice Pd e relatrice della legge sulle unioni civili."Sono una rappresentante del popolo italiano e credo che patria sia la comunità delle persone libere ed eguali, inclusiva accogliente solidale. Riconosco la bellezza della famiglia, tanto da aver lavorato per riconoscere tutte le famiglie di questo Paese", aggiunge Monica Cirinnà che due giorni fa ha pubblicato su Facebook la sua foto con quel cartello in mano mentre sfilava al corteo femminista in piazza Vittorio a Roma. "Ne rivendico il senso autentico, cioè la denuncia della strumentalizzazione di quei tre concetti da parte di chi vuole riportarci al Medioevo", spiega riferendosi al ddl senatore leghista Simone Pillon. "La mia critica non va nè alla Chiesa, nè alla patria, nè alla famiglia: con quella foto ho denunciato la ripresa di uno slogan fascista, criticando chi di quei tre concetti si fa scudo per creare un clima di discriminazione, oscurantismo e regressione culturale. E chi ancora oggi propugna un concetto di famiglia che non riconosce l'autonomia femminile e anzi opprime le donne", conclude la Cirinnà dicendosi "convinta che chi tiene davvero a quei tre concetti sia il primo a volerli difendere da ogni strumentalizzazione medievale, e dunque abbia perfettamente compreso il messaggio, senza sentirsene offeso".

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, oggi non ha perso l'occasione di rilanciare sui suoi canali social la foto, aggiungendovi però i volti di Renzi, Martina e Zingaretti, seguiti dall'ironico commento: "Contenti loro...buona domenica Amici". Pronta la risposta dell'ex ministro Carlo Calenda che twitta:"Amico mio invece di twittare questa roba ridicola sull’opposizione pensa alla TAV, alla recessione e alla gestione dei migranti in Italia. Sei pagato per quello. Buon compleanno. Spero ti porti un po’ di saggezza e maturità". Senpre Calenda, poi, ha risposto così a un utente che contestava le sue affermazioni:"Dio è morto e famiglia e patria non contano più? Vogliamo combattere il nazionalismo becero? Facciamolo in modo intelligente non cadendo nei luoghi comuni opposti ugualmente superficiali. Patriottismo inclusivo, laicità ma non secolarizzazione, famiglia moderna non solitudine". A questo punto 'torna in campo' la Cirinnà che risponde sia a Salvini sia a Calenda. Al primo dice:"Il ministro dell'Interno ha la pessima abitudine di esporre i suoi avversari alla gogna dei social. Non mi preoccupa che lo abbia fatto nei miei confronti, che ho le spalle larghe; mi fa orrore vederglielo fare nei confronti di ragazze, 'colpevoli' solo di manifestare il loro dissenso verso la sua politica. Qualcosa di inaccettabile e vergognoso. Questo accade, pensiamoci, quando Salvini è in difficoltà, come in questo momento sulla Tav". Con Calenda è più 'tenera', anzi concorda con lui "quando dice che la migliore risposta al nazionalismo becero è un patriottismo costituzionale laico, inclusivo, rispettoso delle libertà di tutte e tutti e autenticamente egualitario. Questa è la giusta lettura della mia foto dell'8 marzo".

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