"Lei sembra un maschio...". E per i giudici non è stupro

Lei sembra un maschio.... E per i giudici non è stupro
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10 Marzo Mar 2019 10 marzo 2019

Una sentenza della Corte d'Appello di Ancona fa discutere. Nelle motivazioni considerazioni sull'aspetto fisico della presunta vittima

Una sentenza choc. "Sembra un maschio, non è stupro". È quanto emerge dalle carte di una sentenza per un presunto stupro su una ragazza di origine peruviane che risale al marzo del 2015. La ragazza tornando a casa aveva raccontato alla madre di essere stata violentata. Immediatamente si reca in ospedale. I medici riscontrano lesioni compatibili con la violenza sessuale e così scatta l'indagine. La 22enne racconta di aver passato una serata con alcuni compagni delal scuola serale. Poi l'abuso da parte di due ragazzi. Uno faceva da palo mentre l'altro l'avrebbe violentava. La prima sentenza, quella di primo grado, arriva il 6 luglio del 2016. I due ragazzi vengono condannati rispettiavmente a 5 e a 3 anni. La faccenda però si ribalta in Appello con l'assoluzione dei due imputati.

I giudici infattoi non ritengono credibile la ricostruzione della peruviana. E da qui scatta il rinvio in Cassazione. Ma tra le carte della sentanza di Apello, come riporta Repubblica, c'è qualcosa di strano. I giudici infatti si lasciano andare a commenti piuttosto forti sulla ragazza che hanno immediatamente messo in allarme anche le toghe della Suprema Corte. Nelle motivazioni della sentenza si legge: "In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata "goliardica", trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di "Nina Vikingo", con allusione a una personalità tutt'altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida". Parole fin troppo chiare quelle dei giudici della Corte d'Appello di Ancona. A quanto pare ad influire sulla decisione delle tre magistrate potrebbe essere stato l'aspetto della vittima definita troppo "mascolina". Adesso toccherà alla Cassazione stabilire come sono andate davvero le cose...

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