Francesca Pieri, i destini incrociati di essere madri

Francesca Pieri, i destini incrociati di essere madri
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13 Marzo Mar 2019 9 giorni fa

Bianca (DeA Planeta, pagg 222, euro 16) è un romanzo duro, doloroso. L'autrice, Francesca Pieri, racconta la storia di due amiche, Costanza e Silvia, che pur conoscendosi da poco tempo sono pronte a donarsi interamente. Narrato in seconda persona da una delle due amiche (Costanza), la forza del romanzo è data da un lato dall'emotività (nel suo processo di svuotamento, di liberazione dal dolore), dall'altro da una scrittura veloce, addirittura istintiva. Con la stessa velocità con la quale hanno condiviso tutto, le due vivono entrambe una gioia e un dolore. Restano ambedue incinta, ma se Silvia deciderà di tenere il bambino, nonostante il padre sia già scomparso, Costanza, dopo aver compiuto degli esami che le hanno rivelato una malformazione al cervello di quella figlia che avrebbe voluto chiamare Bianca, decide di abortire. È uno strappo cruento. Tutto crolla. Ogni progetto di felicità svanisce in un attimo. Da qui comincia l'isolamento di Costanza, vissuto in una disperazione tanto violenta da farle credere di non potervi sopravvivere. Il secondo strappo avviene invece dopo il parto di Silvia. Anita, questo il nome della bambina, ha la stessa malattia diagnosticata a Bianca. Per Costanza incontrare Anita appare impossibile, sarebbe come osservare una figlia mai nata. Le due amiche cominciano comunque a rivedersi. Ma la loro vita è inevitabilmente mutata. Costanza ha ricominciato a lavorare, a fare le cose di prima pure se un vuoto si è aperto nella sua esistenza che sente fragile, precaria. La vita di Silvia si è invece accelerata. Anita è un mistero. E quel mistero Silvia deve imparare a conoscere per provare a vivere con quella figlia che ama nonostante tutto. Poi però, Costanza prende finalmente coraggio. L'incontro con Anita è l'immagine di un'unione ristabilita. Costanza bacia Anita sulla fronte come baciasse per la prima volta sua figlia la figlia che non è mai nata.

Sappiamo, dalla bandella, che il romanzo nasce da un'esperienza autobiografica. Perché sottolineamo questo aspetto? Perché raccontare la disperazione è sempre molto complicato, pone chi scrive sul limite di un eccesso, di un sovrappiù di parole. Francesca Pieri è stata invece capace di trovare una misura capace a non farsi travolgere dalla scrittura; travolgere dalla stessa necessità di liberazione, di svuotamento, di confessione.

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