"Da donna divento uomo per attraversare tutte le vite"

Da donna divento uomo per attraversare tutte le vite
Inside Over
15 Marzo Mar 2019 15 marzo 2019

Debutta al teatro Nuovo «Viktor und Viktoria» ispirato al film con Julie Andrews nella Repubblica di Weimar

Una donna che si traveste da uomo che si traveste da donna. Che fa innamorare un uomo, disposto ad amarla come uomo, non sapendo naturalmente che è donna. Un gioco di travestitismo e di inganno che nasce come atto di disperazione, perché in qualche modo il lavoro lo devi trovare, nella dura vita della Germania della Repubblica di Weimar e se per trovarlo devi passare in una girandola di abiti e menzogne, beh, la posta vale il gioco. Arriva al Teatro Nuovo da oggi a domenica 24 (ore 20.45, domenica ore 15.30, ingresso 59,50-39,50 euro, info 02.79.40.26) - Viktor Und Viktoria, commedia con musiche diretta da Emanuele Gamba, scritta da Giovanna Gra, liberamente ispirata al poco conosciuto film di Reinhold Schunzel, che a sua volta ispirò il celebre Victor Victoria di Blake Edwards, interpretato da una divina Julie Andrews. Protagonista pirotecnica, sensuale e simpatica della pièce è Veronica Pivetti.

Che cosa l'ha attratta di un ruolo così complicato?

«La sua capacità di essere tante cose: è un ruolo che ne racchiude tanti altri, in uno show frenetico. Io sono Susanne, attrice di provincia che fa la fame, giunge a Berlino e, insieme all'immigrato italiano Vito Esposito, interpretato da Yari Gugliucci, ho l'idea di far finta di essere un attore che fa il travestito. In queste vesti, in una società molto libertina non ancora irregimentata dal nazismo che incombe, divento una star teatrale in tutta Europa».

Il musical e il cinema hanno spesso flirtato col tema del travestimento e dei sessi: da «Priscilla» a «Yentl» a «Nei panni di una bionda», quest'ultimo sempre di Blake Edwards: lo slalom tra i generi fa sorridere?

«In questo caso siamo in una commedia con cinque brani musicali cantati, si ride ma c'è anche una lettura seria: la Germania di Weimar è simile alla nostra realtà contemporanea, per alcuni versi. La crisi economica, il doversi inventare nuove professioni per sbarcare il lunario parlano a noi. La protagonista, con una buona idea, diventa addirittura ricca. E poi c'è il messaggio dell'amore senza confini e senza etichette».

Di Hitler, che di lì a poco avrebbe preso il potere, si ride molto.

«Sì, non lo si prende tanto sul serio. Il terreno culturale è molto fertile e non si pensa possibile che un uomo del genere possa diventare così pericoloso».

Essere uomo e donna, oltre che protagonista onnipresente della storia è stato fisicamente impegnativo?

«Dico solo che ho perso tredici chili per questo ruolo. E che per interpretarlo in due stagioni, e ne abbiamo in ballo una terza, ho interrotto la scrittura di un romanzo che uscirà per Mondadori e la regia di una webserie cui tengo molto».

Di che cosa si tratta?

«La webserie si intitola Bleah!, l'autrice è sempre Giovanna Gra, con cui lavoro da anni in totale simbiosi: la trama è la parodia di un film catastrofico, che coinvolge persino la Casa Bianca. Una storia sulla mancanza di comunicazione in un'epoca dove tutto sembra essere comunicazione. Mentre il romanzo, di cui non posso ancora dire il titolo, è una storia di intimità femminile in bilico tra comicità e situazioni hard».

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