L'Onu ci striglia sui migranti ma apre all'Iran

L'Onu ci striglia sui migranti ma apre all'Iran
Inside Over
15 Marzo Mar 2019 15 marzo 2019

Le Nazioni Unite nominano nella commissione sui diritti femminili il Paese che ha condannato l'avvocatessa alle frustate

Alberto Giannoni

L'Onu bacchetta l'Italia sui migranti e intanto nomina l'Iran nella commissione sui diritti delle donne. Sì, proprio la «Islamic republic of Iran», la stessa che pochi giorni fa ha condannato a 33 anni di carcere e 148 frustate l'avvocatessa Nasrin Sotoudeh, paladina dei diritti femminili.

La pesante tirata d'orecchie all'Italia è arrivata sull'insediamento di San Ferdinando in Calabria. L'Italia - dicono dalle Nazioni Unite - deve agire con urgenza per proteggere le centinaia di lavoratori migranti sgomberati. L'insediamento ospitava circa 2mila persone ed è stato sgomberato tra il 6 e l'8 marzo. Gli esperti Onu ammettono che le condizioni non erano «conformi agli standard sui diritti umani» e «assolutamente insostenibili», ma si mostrano preoccupati «per l'assenza di adeguate opzioni alternative». «Le autorità - si legge nella nota Onu - non sono riuscite a esplorare tutte le opzioni alternative per evitare gli sgomberi, come richiesto dalla legge internazionale sui diritti umani». La maggior parte dei residenti nel campo lavorava nei vicini aranceti, ma in centinaia si sono allontanati ai primi di marzo, una volta saputo dell'evacuazione. Alcuni sono stati trasferiti in una tendopoli sovraffollata con 800-900 persone. Circa 200 sono stati trasferiti in altre strutture di accoglienza, ma altrettanti non hanno un posto: la loro situazione rimane «irregolare» mentre il loro status legale è sotto esame. Per l'Onu quindi lo sgombero ha aumentato le difficoltà dei migranti. E ora gli esperti delle Nazioni unite sollecitano il governo italiano a garantire la protezione di tutti i migranti, indipendentemente dallo status, e il loro accesso ad alloggi dignitosi, servizi igienici e assistenza sanitaria.

Eppure la stessa Onu che ci bacchetta, intanto, apre le porte della commissione sui diritti delle donne all'Iran. Lo denuncia fra l'altro Hillel Neuer, direttore esecutivo di «UN Watch». E la conferma si trova nel «Journal of the United Nations» del 13 marzo. Nel «Summary of official meetings» si legge che la commissione ha nominato la Repubblica islamica dell'Iran e la Nigeria nel «Working group» della 63esima sessione della commissione, che valuta le denunce sulle violazioni dei diritti delle donne.

Una notizia che ha dell'incredibile, visto che proprio la condizione delle donne in Iran è al centro di denunce e allarmi di ogni tipo, ultimo dei quali l'sos di Amnesty international, che il 12 marzo ha parlato di un «clima quotidiano di intimidazione nei confronti delle donne, da parte di agenti della cosiddetta polizia morale e di squadre filo-governative che cercano di far rispettare le leggi sull'obbligo del velo». E il giorno precedente l'avvocata dei diritti delle donne Nasrin Sotoudeh era stata condannata per «cospirazione contro il sistema» per aver incitato le donne a togliere il velo e ad altre «azioni immorali».

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