Cari ragazzi, va bene scioperare (ma spegnete le luci e l’iPhone)

Cari ragazzi, va bene scioperare (ma spegnete le luci e l’iPhone)
Inside Over
16 Marzo Mar 2019 16 marzo 2019

Bello vedervi sfilare per un mondo migliore però l’esempio conta più degli slogan. Chi di voi rinuncerebbe al telefonino

D io è morto, Marx è morto e anche tutti gli altri non si sentono poi un granché bene. E allora è una bella, anzi bellissima giornata quella in cui centinaia di migliaia di ragazzi scendono in piazza per manifestare. Anzi molti di più se si tiene conto delle marce per il Friday for future organizzate ieri in tutto il mondo, dando così una bella spruzzatina di internazionalità all’evento. Perché siamo tutti d’accordo che è molto meglio che i giovani abbiano in testa un’idea nella quale convogliare tutta la loro esuberanza giovanile, piuttosto che vederli abbruttiti nel nulla di questi poveri tempi. E allora, non potendo più far conto sulle vecchie ideologie tipo comunismo, fascismo o cristiana democrazia o correre in piazza trascinati dal carisma alla camomilla di gente come Zingaretti, Conte o Mattarella, è bene che lo facciano anche per l’aria (fritta) di una marcia dedicata alla lotta contro i cambiamenti del clima. E qui è il punto. Perché, cari ragazzi, molto belli e creativi i vostri cartelli «There is no planet B», «Ci avete rotto i polmoni» oppure quell’«È ora di impanicarsi» agitato da un quindicenne che al telefonino ) dà appuntamento da Starbucks, non propriamente un’aziendina a km zero, ma forse un esamino di coscienza magari collettivo andrebbe fatto. Perché quanti di voi, uscendo per andare alla manifestazione, hanno spento le luci della camera da letto, spento il riscaldamento, chiuso il rubinetto durante il lavaggio dei denti, fatto la doccia tiepida anziché bollente o riciclato correttamente tutti i rifiuti? E quanti di voi rinuncerebbero allo smartphone, un vero e proprio «killer dell’ambiente» dovuto al procedimento per la sua produzione e la necessità di ricaricarlo? Perché la responsabilità nell’inquinamento di sistemi e tecnologie per lo scambio di informazioni in formato digitale, sembra passerà dall’1 per cento del 2007 al 14 del 2040. E, con i tre o quattro telefonini di così difficile smaltimento che avete sommato nei vostri primi 18 anni di vita, avete di certo inquinato molto di più di quanto avessero fatto i vostri genitori nei loro primi 50. Quanti sanno che internet inquina? Che l’e-commerce devasta l’ambiente? Che ogni ricerca google, secondo alcuni ricercatori, produce 10 grammi di anidride carbonica? Che per un rapporto McKinsey, nel 2020 le emissioni dei sistemi server supereranno quelle del traffico aereo commerciale? Forse molti dei ragazzi che hanno sfilato ieri non lo sanno. Come, per la verità, sanno poco di quanto stia effettivamente succedendo, almeno a giudicare dalle loro risposte da 4 in pagella date alla cronista del Messaggero sul buco dell’ozono. «È del tipo che si crea nell’atmosfera». I cambiamenti climatici? «È che il clima sta cambiando e quindi non ci sono più le mezze stagioni». Ecco. Bravi ragazzi che manifestate, ma forse sarebbe il caso anche di studiare un po’, anzi molto di più. Mica per noi «vecchi» contro cui dite di manifestare e che invece il rubinetto dell’acqua lo chiudiamo sempre e la raccolta differenziata la facciamo perfetta, ma per evitare di farvi prendere in giro. Di farvi riempire la testa di aria (non così buona), invece che di buone idee.

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