Inter, è un derby anti-fallimento. Rivoluzione cinese nel nome di Conte

Inter, è un derby anti-fallimento. Rivoluzione cinese nel nome di Conte
Inside Over
16 Marzo Mar 2019 16 marzo 2019

Il day after si fonde nella lunga attesa del derby. L'Inter cacciata a pedate fuori dall'Europa, per rientrarci l'anno prossimo dalla porta principale, dovrebbe evitare di perdere col Milan. Perché se anche dopo domani mancheranno altre 10 partite, il rischio di finire inghiottita in un vortice con le due romane e magari gli outsider Torino e Atalanta è molto alto. E pensare che alla fine del girone di andata (8 partite fa), l'Inter era saldamente terza, molto più vicina al Napoli secondo (-5 punti) che non alla Lazio quarta (+7), per non dire del Milan quinto (+8) o della Roma sesta (+9). Una vera impresa al contrario, quella degli ultimi 2 mesi.

Ha ragione Marotta quando dice che l'eliminazione dall'Europa League non peserà sulla sorte di Spalletti. Quella è decisa da tempo, a dispetto di un contratto che economicamente garantisce il tecnico fino al 2021: non sarà lui a guidare l'ennesima ricostruzione nerazzurra, la seconda targata Suning. La stagione, 3 premature eliminazioni da altrettante Coppe, per non dire di un campionato mai davvero cominciato (-8 dalla Juventus alla quarta giornata), non può che essere considerata altamente deludente. Diventerebbe un fallimento senza la qualificazione Champions, ma già così per gli Zhang ce n'è abbastanza per cambiare, tant'è che da almeno 2 mesi hanno scelto Antonio Conte quale prossimo allenatore dell'Inter. I cinesi non credono invece all'ipotesi di un traghettatore e perciò dead man walking Spalletti camminerà nerazzurro fino al 26 maggio.

«Spalletti sta conducendo la squadra nel migliore dei modi, con lui dobbiamo arrivare a questo traguardo importante», chiosa Marotta, provando a gettare fumo negli occhi. «L'allenatore non c'entra niente, le difficoltà nascono oggettivamente, indipendentemente dal lavoro del tecnico». Di certo la short list che l'Uefa ha imposto all'Inter, sommata a infortuni, squalifiche e ammutinamenti, non ha aiutato Spalletti a giocarsela alla pari con l'Eintracht, ma anche a questo si doveva pensare l'estate scorsa, quando è stato assemblato l'organico e ci si è scordati di tesserare, cioè acquistare o farsi prestare, un giocatore formato nel vivaio (Benassi? Biraghi?), che avrebbe portato la rosa a 22 elementi, come previsto dalla sanzione.

Il presidente Zhang non ha ancora incontrato Icardi, a conferma che non aveva per nulla anticipato il rientro: aveva semplicemente finito le vacanze ed era tornato al lavoro. Non così l'ammutinato, che invece continua a darsi malato mentre intorno a lui tutto frana. Se c'era bisogno della conferma che non meritasse la fascia di capitano, Icardi la sta dando quotidianamente. Da interpretare il braccio di ferro visto con gli occhi dell'Inter: accetta il muro-contro-muro, e rinuncia ai gol che potrebbero voler dire Champions, per venderlo svalutato a fine stagione? Complimenti per l'operazione. Oppure Zhang sr. è disposto al braccio di ferro fino alla scadenza del contratto? Così fosse, i coniugi Nara e chi li consiglia farebbero bene a pensare qual è per loro la giusta strategia.

Rientrata in extremis la minaccia degli ultrà Inter, non già contro la squadra, ma contro il divieto di esporre uno striscione in memoria di Daniele Belardinelli. Rientrato il divieto, rientrata la minaccia: coreografie anche in curva Nord. Che lo spettacolo abbia inizio

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