"O morivano loro o morivo io", la confessione choc del killer dello Zen

O morivano loro o morivo io, la confessione choc del killer dello Zen
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16 Marzo Mar 2019 9 giorni fa

Il giovane killer dello Zen, che giovedì sera ha ucciso Antonino e Giacomo Lupo, confessa l'omicidio: "Gli ho scaricato la pistola". Il capo della squadra mobile di Palermo. "Nessuna collaboraziona da parte della famiglia"

Si è presentato con il suo avvocato e ha raccontato i 10 minuti di follia allo Zen, quartiere periferico a nord di Palermo. Giovanni Colombo 26 anni con fredda lucidità spiega, nell'interrogatorio reso al pm di Palermo Ilaria De Somma e ai funzionari della Squadra mobile, le modalità di un duplice omicidio che sa tanta di esecuzione: "Sono stato io a sparare - racconta -. Gli ho scaricato la pistola addosso". Colombo è stato sottoposto a fermo per il duplice omicidio di Antonino e Giacomo Lupo, padre e figlio di 53 e 19 anni, uccisi a colpi di pistola giovedì sera. "Non avevo altra scelta - prosegue - erano in troppi, tutti contro di me". Secondo la dinamica illustrata dall'indagato reo confesso, i primi colpi della pistola Block usata dall'improvvisato sicario sarebbero stati sparati in aria: "Ho cercato di disperdere quelli che mi stavano aggredendo - ha detto Colombo - e in effetti gli spari hanno allontanato la maggior parte delle persone, ma non Antonino e Giacomo Lupo, che hanno continuato ad insultarmi e ad essere minacciosi contro di me, avvicinandosi per colpirmi. Ho avuto paura, gli ho sparato". I colpi non hanno lasciato scampo alle vittime. "Poi sono scappato a casa di un parente, che mi ha aiutato. Ho chiamato il mio avvocato e mi sono costituito". Il giovane, assistito dall'avvocato Corrado Sinatra, ha spiegato pure di essersi procurata la pistola per motivi di sicurezza, perché da qualche tempo avrebbe avuto forti contrasti con un altro dei Lupo, Francesco, fratello di Giacomo e figlio di Antonino.Da un'ennesima discussione con lui è nato il litigio, culminato nel duplice delitto.

Dopo l'interrogatorio Colombo è uscito dagli uffici della Questura di Palermo per essere trasferito al carcere Pagliarelli di Palermo. All'uscita ha mandato baci ai familiari. "Eravamo già sulle sue tracce, anche se non abbiamo ricevuto alcun tipo di collaborazione dai residenti della zona né dai parenti delle vittime - ha spiegato il capo della Squadra mobile, Rodolfo Ruperti -. Colombo ha consegnato l'arma, una calibro 9 automatica su cui si stanno facendo altri rilievi per riscontrare la compatibilità con i bossoli e i proiettili esplosi, almeno 11 di questi sono andati a segno". Adesso si cerca di capire chi è il parente che avrebbe protetto per qualche ora il killer. Giovanni Colombo, nella sua confessione, su questo punto è stato molto reticente: il contrasto con Antonino e Giacomo Lupo sarebbe legato proprio a una precedente lite con Francesco. I due si sarebbero scontrati perchè Colombo sarebbe andato a "disturbare" una persona considerata "intoccabile": "E' cosa mia, non ti permettere di tornarci", avrebbe detto Francesco Lupo, nel diffidare Colombo. Tuttavia l'indagato, di fronte alle insistenti domande del pm e degli investigatori, non ha voluto rivelare l'identità del "Mister X".

Giovanni Colombo ha precedenti per droga ed è stato condannato per rissa aggravata nel procedimento per la morte di Aldo Naro, il medico ucciso a 25 anni davanti alla discoteca Goa di Palermo, sempre nel quartiere dello Zen, nel febbraio 2015.

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