"Per curare l'insonnia ho chiesto un consiglio a García Márquez"

Per curare l'insonnia ho chiesto un consiglio a García Márquez
Inside Over
16 Marzo Mar 2019 16 marzo 2019

Il neurologo: "Un paziente aveva un disturbo come quello che colpisce la gente a Macondo"

I suoi pazienti non stanno a letto come gli altri. Nel senso che il letto è, per loro, il laboratorio d'analisi, e non freudiana, bensì scientifica, nei minimi dettagli: una decina di sonde attaccate fra braccia, gambe e viso, una trentina di elettrodi sulla testa, le fasce per il respiro... Tutto, nel Centro per i disturbi del sonno all'Ospedale Bellaria di Bologna, è concepito per osservare chi dorme. È il lavoro di Giuseppe Plazzi, neurologo, docente all'università di Bologna, presidente dell'Associazione italiana medicina del sonno (che ieri, in occasione della Settimana del cervello, ha festeggiato la Giornata mondiale del sonno). In oltre trent'anni di lavoro, iniziato a fianco di Elio Lugaresi, il pioniere della Medicina del sonno in Italia, Plazzi ha visto casi estremi: narcolettici, sonnambuli, epilettici, allucinazioni, apnee... Li racconta in I tre fratelli che non dormivano mai (il Saggiatore, pagg. 204, euro 20; lo presenterà domani a Milano, a Book Pride, ore 19), un saggio di affascinanti avventure notturne, il cui presupposto è: «Un terzo della nostra vita la trascorriamo dormendo. Ed è qualcosa sicuramente di misterioso, però sappiamo che, anche nel sonno, il nostro cervello e il nostro corpo lavorano attivamente».

A volte anche troppo?

«Ha visto alcuni dei pazienti nelle stanze. C'è quello che scalcia, quello che immagina di fare il buttafuori in discoteca, quello che canta o si lamenta. Ciascuno nella sua lingua, molti in dialetto. È la Rbd, il disturbo comportamentale legato alla fase Rem, quella dei sogni. Quando Don Chisciotte combatte i nemici di notte, a occhi chiusi, Cervantes descrive perfettamente un caso di Rbd».

I disturbi più sorprendenti?

«Le parasonnie: come ci si possa muovere, e si possa agire, in stato di incoscienza».

Che cosa si può fare?

«Di tutto. Camminare, correre, saltare, parlare... Nel sonno, la soglia del dolore è più elevata. I sonnambuli possono farsi molto male: attraversare vetrate, dare pugni agli specchi, farsi lacerazioni profonde. E poi svegliarsi, ammaccati e tagliati, senza ricordare nulla».

Non si riesce a svegliarli?

«Nella fase del sonno profondo, cioè quando avvengono gli episodi di sonnambulismo, è molto difficile. Per tutti...»

Racconta di un uomo che ha ucciso la moglie nel sonno.

«Quell'uomo poi fu condannato. Ma esistono casi in cui l'omicida è stato assolto, perché sonnambulo. Un uomo in Canada ha addirittura preso l'auto per andare a uccidere i suoceri».

Si può arrivare a tanto?

«Ho avuto un paziente che ha lanciato il figlio dalla finestra; per fortuna è finito sulla tenda del bar sotto casa. O altri che si sono lanciati dalla finestra».

È vero che si può anche fare sesso senza accorgersene?

«Certo, la sexsomnia. È molto frequente, anche se si dice poco. A volte vengono fuori anche comportamenti violenti o ingiuriosi, durante il sonno... Tutto senza ricordarsi nulla».

Di che altro si occupa?

«L'epilessia, che può comparire nel sonno, come nel caso di un mio piccolo paziente, Diego. Era il '95: il primo caso al mondo documentato di sonnambulismo epilettico. Durante le crisi scappava di casa e, col tempo, era diventato aggressivo».

I casi più impressionanti?

«La narcolessia, la malattia che conosco e ho studiato di più. Terribile per i pazienti perché, in media, passano 12-14 anni fra quando comincia, di solito da bambini, e quando viene diagnosticata. Nel frattempo si viene stigmatizzati».

Ci si addormenta all'improvviso, in pieno giorno?

«Sì. Poi c'è la cataplessia, il cedimento della muscolatura, quando ci si emoziona troppo; e ci sono le allucinazioni. Le persone fanno veri e propri sogni a occhi aperti, molto vividi, terrificanti. Spesso i narcolettici sono molto creativi, probabilmente per la quantità abbondante di sogni».

Lei dorme bene?

«Dormo poco, per stile di vita. Ho sofferto di paralisi del sonno. È molto fastidioso: hai delle allucinazioni mentre sei immobile; ti senti qualcosa sul torace, un folletto, un mostro o una mano, e ti senti imprigionato. Sono frequenti anche le esperienze extracorporee».

Ne ha avute?

«Sì. Ti senti portato fuori dal corpo e ti vedi dal di fuori. E senti una gran confusione, come una sensazione di morte imminente, o di essere rapito. Gli sciamani si autoprovocavano questa condizione, privandosi del sonno. Anche Füssli, nei suoi Incubi, probabilmente dipingeva le sue allucinazioni durante paralisi del sonno. Del resto arte e letteratura spesso descrivono benissimo questi disturbi».

Per esempio?

«La cosiddetta sindrome di Pickwick, dal personaggio di Joe, un guidatore di calessi molto grasso, che si addormenta sempre. La sua è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Oppure la Macondo di García Márquez, dove tutti sono colpiti da insonnia».

Come nel caso dei tre fratelli che non dormivano mai?

«È la storia di una insonnia fatale familiare: era dal '500 che, in una famiglia, dopo i 50 anni la metà delle persone sviluppava una forma di demenza letale, che cominciava sempre con una insonnia quasi totale».

Non dormivano proprio mai?

«Solo pochi minuti al giorno. Il professor Lugaresi ci fece telefonare a García Márquez, per sapere se si fosse ispirato a casi reali».

Era così?

«No. Si era inventato tutto. Noi trovammo una lesione inaspettata, nel talamo, che anni dopo è risultata legata a una forma di encefalite ereditaria».

Perché dice che la medicina del sonno era l'ultima frontiera della neurologia?

«Vent'anni fa era un terreno inesplorato: bisognava solo aprire la porta. Bastava avere pazienti un po' strani, e gli strumenti per monitorarli. Era la fase da esploratori ottocenteschi: che cosa avviene? Oggi siamo già nella fase: perché avviene? Gli strumenti sono imparagonabili, e molto meno costosi».

Certe malattie non le fanno paura?

«Mi danno l'ansia, perché le persone stanno male. Ma non mi fanno paura. Altrimenti farei un altro mestiere».

Commenti

Commenta anche tu