Tre donne tre religioni e 60 anni di Storia

Inside Over
16 Marzo Mar 2019 16 marzo 2019

Andrea Caterini

In principio, un massacro. Nella notte del 19 aprile 1936, a Giaffa, un gruppo di uomini con il volto coperto fa irruzione in casa della famiglia ebrea degli Azoulay. Prendono moglie e marito, Avrahàm e Miriam, e la figlia di quattro anni, Havan. Non risparmiano nessuno. Colpi di bastoni, forse coltellate, un ultimo grido si spegne fuori dalla porta e un lago di sangue macchia la strada. Al piano di sopra ha sentito tutto, in silenzio, con lo stomaco rivoltato, sforzandosi di non emettere alcun suono, una famiglia di musulmani, che occupano una stanza in affitto dagli Azoulay. Il capo famiglia, Ibrahim, è un mercante che è riuscito a mettersi in affari con l'ebreo. Sua moglie si chiama come la compagna di Avrahàm e la loro figlia ha la stessa età della figlia dell'altra famiglia. Ibrahim deve prendere una decisione, non può perdere i soldi che ha investito. Ruba una borsa degli Azoulay, fotografie, documenti, il contratto per l'affare, e decide di fuggire. La sua famiglia, musulmana, prenderà il posto di quella ebrea. Ma lontano da lì. A Istanbul. Da quel momento sottrarranno il nome agli Azoulay, una famiglia morta ammazzata.

Ti rubo la vita (Mondadori, pagg. 624, euro 20) di Cinzia Leone è un romanzo corale, dal respiro ampio, dall'intreccio complesso, con una tenuta stilistica costante per tutta la narrazione (nel suo essere piana, la lingua mantiene intatto il ritmo, con una scorrevolezza di dettato che ci tiene legati alla pagina, anche per una capacità cinematografica di esprimere visivamente alcune scene). Attraversa la storia del Novecento come una storia di identità perdute e riconquistate (muovendosi fra le tre religioni monoteistiche: cristiana, musulmana ed ebraica), con gli occhi di tre donne. Cinzia Leone ha una capacità indiscutibile nel delineare i contesti (Giaffa, Istanbul, Ancona, Roma...) e soprattutto i personaggi, la loro psicologia, il rapporto che hanno con le proprie radici. Storie personali (e familiari) che si mescolano alla Storia, confusa e tragicamente avventurosa. E ci racconta anche la questione ebraica dalla metà degli anni '30, quindi da prima dello sterminio, fino ai primi anni '90. Ci sono pagine intense che raccontano Roma prima e durante il rastrellamento del 16 ottobre 1943: «Alle due del pomeriggio il Ghetto era vuoto. Roma, città aperta, si era lasciata strappare i suoi ebrei».

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