Rissa choc, torna a spacciare: arrestato ma subito rilasciato

Rissa choc, torna a spacciare: arrestato ma subito rilasciato
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17 Marzo Mar 2019 8 giorni fa

Il tunisino fu massacrato in strada a Firenze da altri immigrati. Il video choc fece il giro dei social. Dopo l'ospedale, torna a spacciare. E non finisce in galera

Lui era al centro di quel pestaggio choc che i alcuni residenti di Firenze, in piazza dei Ciompi, registrarono con i loro cellulari (guarda qui il video). Era la vittima. Un branco di immigrati lo circondò e pestò brutalmente a colpi di mazze. Era il 12 febbraio scorso. Un mese dopo, gran parte del quale passato prevalentemente in ospedale, il 32enne tunisino è tornato al suo "lavoro": spacciare droga. E in questo assurda commedia che racconta pienamente il degrado delle città italiane, si aggiunge anche la beffa di una legge che non manda mai in carcere gli spacciatori. Già, perché l'immigrato in questione venerdì sera è stato arrestato dai carabinieri che lo hanno beccato a "vendere morte", direbbe Salvini, a un ragazzo italiano. Gli hanno messo le manette ai polsi, ma subito dopo è stato rilasciato con l'"obbligo di firma".

Le indagini dei carabinieri, che da tempo monitoravano il tunisino, avevano permesso di vederlo con fare sospetto in via Castelnuovo Tedesco mentre cedeva cocaina a un ragazzo. Addosso e a casa i militari gli hanno trovato qualcosa come 28 grammi di coca, scrive La Nazione. Ma non è bastato per sbatterlo dietro le sbarre di una cella. E pensare che i residenti del quartiere, quel drammatico giorno di febbraio, era addirittura scesa in strada per evitare che lo ammazzassero di botte. Per quella rissa choc fu arrestato un 16enne libico per tentato omicidio e altri tre tunisini vennero denunciati con la medesima accusa. Poteva andare peggio, sicuramente. Almeno al tunisino, picchiato a colpi di calci, mazze e con una pistola scacciacani.

E lui come ha ringraziato i residenti che si sono esposti per evitarne la morte? Tornando a spacciare. Forse sapeva di potersela comunque cavare con un "obbligo di firma".

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