Eschilo razzista, sei il primo della lista!

Eschilo razzista, sei il primo della  lista!
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
29 Marzo Mar 2019 27 giorni fa

Sì, è una tragedia. La messa in scena delle Supplici di Eschilo - siamo nel 463 a.C., cioè circa 2.500 anni fa - è stata cancellata all'Università La Sorbona di Parigi per la protesta di un gruppo di studenti che accusa l'opera di razzismo. Lo spettacolo, riferiva ieri Le Monde e a ruota i siti di molti giornali, francesi e non, doveva andare in scena lunedì. Doveva. Poi una cinquantina di attivisti della «Ligue de défense noire africaine» (Ldna), della Brigade anti-négrophobie e del «Conseil représentatif des associations noires» (Cran) ha accusato la pièce di «propaganda coloniale». La ragione? Alcuni personaggi in scena indossano maschere bianche, mentre altri (le Danaidi) usano trucco e maschere scure. L'autore forse non se ne è accorto, ieri, ma oggi sta offendo qualcuno. «Eschilo razzista, sei il primo della lista». In realtà lo spettacolo segue una prassi consolidata nella messa in scena dell'opera, da due millenni e mezzo. Si chiama «tradizione» teatrale (anche se la parola può sembrare un'offesa).

Ma guarda quel reazionario di Eschilo! Come è potuto venire in mente a quello sporco razzista di un attico di usare delle maschere nere per identificare le egizie e delle maschere bianche per i greci? Comunque, a causa delle contestazioni, il regista Philippe Brunet (francese da parte di padre, giapponese di madre, insomma un meticcio) ha dovuto dare forfeit e gli attori hanno lasciato il palco perché impossibilitati a proseguire la recita. Gettando quindi - e non solo metaforicamente - la maschera, quel travestimento così odioso, ma così essenziale nella tragedia greca, che con le sue caratteristiche esagerate da qualche secolo in qua permette agli attori di essere visti da lontano e di poter interpretare più personaggi sullo stesso palcoscenico. Liberté, égalité, diversité. Nella Grecia antica erano messi molto meglio in quanto a libertà di pensiero. Ecco la moderna, progressista, rispettosa cultura occidentale che permette agli studenti di confrontarsi in un dialogo civile e tollerante con un tragediografo greco. Che voleva erudire i giovani, e si ritrova messo in castigo. Che fallimento. Tempo fa un intellettuale molto più liberal di me disse: «Non acconsentirò mai al rischio che con la scusa di combattere la deriva del politicamente corretto si finisca con lo sdoganare l'offesa facile verso qualcuno». E sì che mi aveva quasi convinto.

Commenti

Commenta anche tu