Da Petrenko a Nelsons i nuovi re della bacchetta

Da Petrenko a Nelsons i nuovi re della bacchetta
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4 Aprile Apr 2019 19 giorni fa

Sono direttori lanciatissimi come Nézet-Séguin, alla guida del Metropolitan di New York

Chi sono i principi della direzione d'orchestra, i 403nni candidati all'impero della direzione orchestrale dei prossimi decenni? Chiusa l'era dei grandi di oggi, chi dominerà la Formula Uno del settore? Sono quattro i candidati al Santo Graal. Partiamo dalla vetta: il lettone Andris Nelsons, 41 anni, incarichi a Boston e Lipsia. Il canadese Yannick Nézet-Séguin, 44 anni, fresco di nomina al Metropolitan di NY. Kirill Petrenko, 47 anni, dal prossimo agosto alla testa dei Berliner Philharmoniker. Infine Gustavo Dudamel, 38 anni, venezuelano, a Los Angeles. Tutti e quattro lavorano stabilmente con enti di punta e salvo Petrenko - un'eccezione in tutto - sono nella scuderia discografica più potente, la Universal. Petrenko è l'orso della direzione, schivo e timidissimo. Russo, radici in Israele, finita l'era sovietica si trasferisce in Austria. Studia a Vienna e nel Voralberg, la mecca dello sci, ma non proprio della musica. Avvia una carriera molto tedesca. Bastano tre concerti ai Berliner, orchestrali-leggenda, per comprenderne il talento ed eleggerlo a gran capo, è così il primo direttore ebreo dei Berliner.

Dudamel è l'esuberanza fatta persona. È sbocciato grazie a «El Sistema di Abreu», e per questo è stato ambasciatore del Venezuela di Hugo Chavez dirigendo pure ai funerali di Stato. All'apice della carriera, ha rotto il silenzio criticando la politica del proprio Paese. Nicolas Maduro l'ha così messo all'indice. Sia Dudamel sia Nelsons hanno ottenuto un riconoscimento che in musica vale quanto un Nobel: l'invito dei Wiener Philharmoniker a condurre il Concerto di Capodanno. Nelsons, baltico ma di scuola russa, è alla testa di una delle orchestre top d'America, la Boston Symphony e dal 2018 anche del Gewandhaus di Lipsia, il complesso più antico del mondo. Per qualità umane e artistiche, Nelsons domina il quartetto.

Yannick Nézet-Séguin occupa un podio scomodo, quello del Metropolitan di NY. Arriva dopo 40 anni di regno, 2300 presenze, e una cacciata furiosa (causa #metoo) di James Levine. A lui il compito di condurre il teatro numero uno al mondo per impatto mediatico e bilancio. Dichiaratamente omosessuale, la sua nomina ha fatto esultare il mondo gay.

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