Immunoterapia per i tumori. Italiana la scoperta della svolta

Immunoterapia per i tumori. Italiana la scoperta della svolta
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5 Aprile Apr 2019 14 giorni fa

Mauro Poggio, ricercatore a San Francisco, mostra come le cellule maligne riescano a mimetizzarsi

Perché su alcuni tumori l'immunoterapia è efficace e su altri no? E perché, con la stessa malattia, alcuni pazienti trovano benefici da questo tipo di terapia che stimola il sistema immunitario e altri no? Forse una risposta sta arrivando grazie anche agli studi di un giovane ricercatore italiano, Mauro Poggio, ingegnere biomedico. Si è visto che alcune cellule tumorali riescono a nascondere, con un particolare accorgimento, la proteina che li rende insensibili agli attacchi del sistema immunitario (e che quando ben espressa è bersaglio dei farmaci). Poggio è il primo firmatario di uno studio condotto dall'Università della California San Francisco (UCSF, pubblicato sulla rivista Cell. «Abbiamo identificato un fenomeno sorprendente che potrebbe spiegare perchè molti tumori non rispondono ai farmaci immunoterapici e questo ci suggerisce nuovi approcci che possono migliorare i risultati per i pazienti con tumori resistenti all'immunoterapia» ha spiegato Poggio. «Nelle situazioni migliori, come il melanoma, solo il 20-30% dei malati risponde agli inibitori dei checkpoint immunitari (che sono farmaci impiegati in un tipo di immunoterapia), mentre in altri casi, come il cancro alla prostata c'è solo un tasso di risposta a una cifra» ha precisato Robert Blelloch professore di urologia all'Università San Francisco e autore senior del nuovo studio. «Vuol dire che la maggior parte dei pazienti non risponde - ha aggiunto Blelloch - vogliamo conoscere il perchè.- Sappiamo da tempo che nel tessuto tumorale una proteina chiamata PD-L1 funziona come un mantello dell'invisibilità: localizzando il PD-L1 sulla superficie delle cellule tumorali i tumori si proteggono dalle difese del sistema immunitario. Alcune delle immunoterapie di maggior successo interferiscono con PD-L1 o con il suo recettore PD-1 che risiede sulle cellule immunitarie. Quando l'interazione tra PD-L1 e PD-1 viene bloccata, i tumori perdono la capacità di nascondersi al sistema immunitario e rispondono alle terapie». Finora gli scienziati hanno presunto che i pazienti che non reagiscono alle terapie non producano, per qualche ragione, la proteina PD-L1. E questo fa pensare che non vi sia la possibilità di trattare questi pazienti con l'immunoterapia. Spiega Mauro Poggio: «Abbiamo dimostrato che la proteina PD-L1 viene prodotta massicciamente da questi tumori ma non appare sulla superficie delle cellule tumorali. Viene trasportata dalle cellule cancerose nascosta negli esosomi, piccoli serbatoi extracellulari. Gli esosomi viaggiano con il sangue o con il sistema linfatico e raggiungono i linfonodi. Qui, dove sono presenti le cellule immunitarie, le proteine nascoste agiscono come sabotatori impedendo alle cellule immunitarie di localizzare i tumori e di predisporre un'offensiva. Il lavoro apre a nuove prospettive di terapia perchè è stato individuato il «nascondiglio» della proteina che offre protezione al tumore.

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