La piccola Pulce di Perroni cresce aggiustando il mondo

La piccola Pulce di Perroni cresce aggiustando il mondo
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6 Aprile Apr 2019 15 giorni fa

Una bimba ha il dono di mutarsi in ciò che incontra rendendo oggetti e animali più umani degli umani

Le favole sono uno specchio, dove ti ritrovi a fare i conti non solo con te stesso, ma anche con lo spirito del tempo, quello che ti circonda, le paure, le speranze tradite, l'angoscia, le ipocrisie, il desiderio di protezione o di libertà, l'amore e l'amicizia, la ricerca di qualcosa che va al di là delle miserie umane e un canto di redenzione, dove battezzare e annegare i sensi di colpa. È quello che accade quando leggi e viaggi con La bambina che somigliava alle cose scomparse, l'ultimo romanzo di Sergio Claudio Perroni (La nave di Teseo, pagg. 170, euro 13).

L'incontro con il mondo comincia quasi sempre con una fuga. Pulce ha sette anni, gli occhi color tatuaggio, un'energia visionaria, che di questi tempi è cosa rara, perché spesso ci si accontenta del presente, piatto e senza orizzonti, e soprattutto è scappata da casa. Si è presa una vacanza, da tutto ciò che gli altri vogliono che lei sia. Non è facile sfuggire alle aspettative degli altri, assecondarle, quando per natura sei una «mutaforma» e rinneghi etichette e maschere, non ti accomodi, e possiedi l'arte di trasformarti in chiunque o qualunque cosa: un ruscello, una nuvola, una stella cadente, un paio di occhiali blu. Non piace troppo agli altri questa vocazione, perché genera incertezza, disorienta. Non tutti, per fortuna. Il segreto di Pulce è che va in giro e risolve problemi e lo fa con l'antico stratagemma di porre domande. È curiosa, è speciale e sa ascoltare i malesseri di chi incontra. Pulce ripara le cose del mondo.

Pulce sa che il rimpianto è come l'aria. Non si stupisce se a provarlo è una pietra che ha perso il suo ruscello: «Mi stringeva tra le sue braccia di schiuma, mi sussurrava cose meravigliose e mi accarezzava con le sue mani fatte di mille riflessi. Poi, dopo avermi riempita di baci d'acqua e ricoperta di splendide alghe di tutti i colori, mi lasciava luccicante di muschio e scorreva via cantando il mio nome». Il ruscello ora è solo un sentiero di ghiaia. La bambina che assomigliava alle cose scomparse si muove tra i disegni di Leila Marzocchi e le note a piè di pagina come controcanto ironico.

Le cose scomparse sembrano lievi, ma è tutto ciò che ci manca per vivere senza affanni. Il ruscello è quello spirito primordiale a cui ti rivolgi quando sei solo e vedi buio e per ritrovare serenità ti basta il ricordo di una carezza, lontana, lieve come il gesto di una madre che sfiora il suo bambino. Pulce s'imbatte nel vento che ha perso la direzione: «Mentre attraversavo l'Atlantico ho incontrato una tempesta di troppo e ho perso l'orientamento, perciò adesso continuo a girare su me stesso sperando di ritrovarlo». Pulce parla con il grillo senza luna, con la ragazza che ha visto passare una stella cadente e non ha avuto la prontezza di esprimere un desiderio e ora teme che non ci saranno più occasioni e la sua fortuna è sfiorita per sempre. Pulce consola l'arcobaleno sospeso e chi ha perso il suo romanzo, interrotto all'improvviso e senza finale, il passero che cerca disperatamente la nuvola dove rifugiarsi, il segugio senza più fiuto e l'ombra abbandonata dal suicida sulla riva del fiume. Ogni cosa sa di noi umani, noi che inseguiamo i nostri spazi vuoti, perennemente ossessionati e in bilico come burattini privi di senso.

È questo il segreto dei romanzi di Sergio Claudio Perroni. Ti porta in spazi e luoghi universali, ma non indefiniti, perché anche chi pensa di affacciarsi in mondi lontani e non quotidiani finisce per riconoscersi. Si rende conto che i protagonisti di Nel ventre, Ulisse e gli altri achei racchiusi nella pancia del cavallo di Troia, in quel momento che precede l'atto di finale della lunga guerra, quel punto cieco dell'Iliade che Omero tralascia o dimentica, sono sospesi come te e l'epica dell'attesa non ha a che fare solo con gli eroi dalle molte forme. Il Papa di Renuntio vobis si trova davanti a una scelta che tanti mortali hanno conosciuto. Il principio della carezza è il sentimento inatteso che ti rimette in gioco quando non avevi più nulla da desiderare e i frammenti di discorso amoroso di Entro a volte nel tuo sonno sono una cartografia dell'anima che ti aiuta a muoverti nel buio. Allora ti accorgi che Pulce, la bambina fuggita di casa, sei proprio tu, perché «a volte andarsene è solo un modo più efficace per restare».

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