Rinunciano all'accoglienza. E la Raggi fa accompagnare i nomadi alla metropolitana

Rinunciano all'accoglienza. E la Raggi fa accompagnare i nomadi alla metropolitana
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7 Aprile Apr 2019 18 giorni fa

Giallo sulla destinazione dei rom. La polizia presidia il sit-in di antifascisti e Casapound

Roma - Trasferiti sì, ma alla fermata della metropolitana. Pazzesco ma tutto vero. Li hanno lasciati lì, alla stazione della linea C, i nomadi «cacciati» dai residenti e dagli attivisti di Casapound dal centro di accoglienza gestito dal Comune di Roma in via dei Codirossoni. Oltre il 90 per cento dei sinti provenienti da Torre Angela, estrema periferia est della capitale, portati martedì scorso al centro Savi di Torre Maura, hanno rinunciato all'accoglienza della sindaca Raggi. E hanno chiesto di farsi accompagnare alla fermata metro più vicina. A coordinare le operazioni di trasferimento gli stessi volontari della cooperativa che gestisce la struttura, protetti dagli agenti della polizia municipale.

Ieri, intanto, si sono fronteggiati gli attivisti di Casapound con gli antifascisti di Cgil, Anpi, Libera e gli anarchici. Cinquecento metri di distanza l'uno dall'altro, con polizia e carabinieri in tenuta antisommossa per scongiurare possibili scontri. Un sit-in per i vincitori della battaglia anti rom e un corteo chiassoso per gli altri che hanno marcato la distanza dalle accuse di razzismo al grido di «Non ce sta bene che no». Saluti romani da una parte e «Bella Ciao» dall'altra. In mezzo la beffa dei nomadi costati all'amministrazione capitolina un milione di euro, 35mila euro al mese, per la coop che avrebbe dovuto occuparsi della loro permanenza nell'ex clinica per la riabilitazione, oggi «accoglienza immigrati al di fuori del sistema Sprar» come recita un cartello affisso sulla cancellata. Una palazzina fatiscente in cui sono ospitati ancora alcuni cittadini senegalesi richiedenti asilo. Impossibile avvicinarsi e, soprattutto, parlare con gli ospiti dietro le sbarre. È una volontaria della coop a impedire ogni contatto: «Non possono parlare con i giornalisti», dice secca. E mentre Simone, l'icona della sinistra radicale, viene allontanato dalle telecamere per «evitare strumentalizzazioni», i residenti attaccano senza pietà l'amministrazione Raggi, già bacchettata dal Viminale durante la riunione del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza. «La sindaca pensa ai bambini rom - spiegano in via dell'Usignolo - piuttosto che a noi inquilini della casa comunali. I nomadi sono in giro a far danni e le nostre palazzine cadono a pezzi. Tempo fa un balcone è crollato, venuto giù in un istante e per poco non ammazzava qualcuno. È rimasto così sei mesi. Poi il Comune ha mandato un operaio con la cazzuola in mano per chiudere il buco nell'appartamento. L'abbiamo cacciato a calci nel sedere». Rincara la dose Mauro Antonini di Cpi: «La battaglia per l'allontanamento dei rom è vinta, ma la guerra contro il degrado e l'abbandono è lunga e difficile». Il corteo antirazzista, intanto, si chiude in via Walter Tobagi. «Simone, un ragazzo di 15 anni, ha messo a nudo una politica che vuole strumentalizzare il disagio», urlano al megafono gli organizzatori chiedendo anche un piano straordinario per le periferie. Dalla parte opposta, in tutti i sensi, i militanti di Cpi con le bandiere italiane vengono scortati alla fermata della metro Torre Maura. Al termine dei due cortei una rissa fra immigrati senegalesi, presi a testate, calci e pugni, movimenta il pomeriggio al centro di via Savi. Resta il giallo sulla destinazione degli oltre 70 nomadi.

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