Cannabis, una sindrome colpisce i consumatori abituali

Cannabis, una sindrome colpisce i consumatori abituali
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10 Aprile Apr 2019 12 giorni fa

Una sindrome si sta diffondendo tra i consumatori abituali di cannabis. È la "Sindrome da Iperemesi da Cannabinoidi" e l'unica cura è smettere

La cannabis continua a far discutere; se per alcuni aspetti può avere valore terapeutico, per altri ha risvolti negativi e preoccupa la comunità scientifica. Ultimamente, infatti, sembra si stia diffondendo una nuova sindrome legata proprio al consumo abituale di marijuana, denominata "Sindrome da Iperemesi da Cannabinoidi" - conosciuta anche con l'acronimo CHS. Chi ne viene colpito avverte nausea, vomito e dolori allo stomaco, tutti sintomi che debilitano l'organismo a tal punto da dover ricorrere alle flebo. L'unica via che porta alla completa guarigione è smettere di assumere cannabis.

Il primo studio, australiano, di questo tipo è avvenuto già nel 2004 e ha evidenziato un aumento di visite al pronto soccorso dopo la legalizzazione avvenuta in Colorado nel 2009 per ragioni mediche e nel 2014 per scopo ricreativo. Ultimamente altri studi negli USA e in Europa hanno evidenziato una crescente diffusione della sindrome.

L'aspetto che preoccupa maggiormente i medici è che questa sindrome compare dal nulla, nonostante il consumo di marijuana avvenga già da molti anni; inoltre, i pazienti non collaborano denunciandone il consumo abituale. Tutto ciò complica il lavoro dei medici che non riescono a inquadrare la situazione stilando una tempestiva diagnosi.

I ricercatori agli inizi del 2000 hanno evidenziato un fatto allarmante: 3 milioni di americani all'anno erano ricoverati con i sintomi citati. A oggi non c'è un rimedio o una cura se non quella di smettere di assumere cannabis, perché è stato accertato un aspetto: i pazienti che hanno smesso di fumare marijuana hanno anche visto scomparire i sintomi e, chi ha deciso di riprendere il consumo ha subito notato la ricomparsa degli stessi nell'arco di due mesi.

Sulle cause scatenanti c'è ancora incertezza, ma la maggior parte dei medici sostiene che il THC e il cannabidiolo non sono conivolti nella comparsa della sindrome. Il dito, invece, viene puntato contro i pesticidi e i trattamenti usati una volta raccolta la pianta. Altro fattore scatenante potrebbe essere l'associazione di marijuana e di farmaci o sostanze.

I pazienti colpiti da CHS ottengono una attenuazione dei sintomi grazie a bagni caldi a una temperatura alta. La rivista Basic & Clinical Pharmacology & Toxicology riporta una certa apprensione da parte della comunità medico-scientifica perché non sono del tutto noti gli effetti della cannabis. Inioltre, la legalizzazione della marijuana a scopo terapeutico è legata al problema di come viene coltivata, ponendo l'accento sulle eventuali contaminazioni. Dunque, milioni di persone vengono investite dai sintomi di questa sindrome e considerato questo giustificato allarmismo è opportuna una corretta diagnosi da parte dei medici degli ospedali su scala globale.

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