"Natale di Roma è fascista". E il M5S vuole boicottarlo

Natale di Roma è fascista. E il M5S vuole boicottarlo
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10 Aprile Apr 2019 15 giorni fa

Raggi vuol negare il sostegno al corteo per il Natale di Roma perché i vessilli, le aquile e i fasci ricorderebbero il fascismo

Il corteo per il Natale di Roma è una tradizione che si ripete da più di vent’anni. Ogni 21 aprile, nel giorno della fondazione dell’Urbe, migliaia di rievocatori sfilano lungo le vie di quel che fu l'impero romano. Quest’anno, però, l’evento potrebbe saltare perché manca il sostegno della giunta Raggi.

Transenne, bagni chimici e qualche vigile urbano per controllare la situazione. Nulla di più, nulla di meno. Un aiuto minimo ma al tempo stesso fondamentale per gli organizzatori dell’associazione Gruppo storico romano che sopravvive grazie ad autofinanziamento e donazioni. “Perdere il Natale di Roma sarebbe un oltraggio all’orgoglio capitolino e una pessima figura all’estero”, attacca Andrea Buccolini, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione, nata negli anni Novanta per mantenere vivi usi e costumi dei nostri avi. Non a caso il gruppo ha siglato protocolli d’intesa con Roma Capitale, con il Mibact e col dipartimento di Storia Romana dell’Università di Tor Vergata.

La passione dei gladiatori per l'Antica Roma

Il quartier generale dell’associazione si trova a due passi da porta San Sebastiano ed è un villaggio romano del primo secolo avanti Cristo, interamente realizzato grazie al contribuito dei soci. Visitato da circa 10mila turisti l’anno, al suo interno custodisce un anfiteatro, il senato, il triclinium (la sala da pranzo) e una scuola per gladiatori. “Qui ognuno può sfogare il proprio amore per la storia”, spiega Flamma. Nella vita reale è una cantante lirica ma quando entra nel villaggio si trasforma in una gladiatrice: “Sono una persona troppo attiva per fare la matrona o la vestale”, scherza. Come lei c’è Emanuele, operaio con la passione per gli sport da combattimento, approdato al mondo della rievocazione da circa dieci anni. Per lui, invece, la gladiatura è un vero e proprio “stile di vita” perché “ti insegna ad esser coraggioso tanto nell’arena quanto nella vita di tutti i giorni”. Ma nel Gruppo Storico Romano c’è spazio anche per ninfe, pretoriani, legionari e musicisti. “Ogni membro dell’associazione studia, rivive, ricostruisce e interpreta un personaggio che è realmente esistito”, spiega Buccolini che veste i panni del prefetto dell’imperatore Adriano, Marco Turbonem.

La polemica sui simboli fascisti

In totale gli iscritti sono più di duecento e ogni anno partecipano a circa trecento eventi in tutto il mondo. “Quando ci esibiamo all’estero – prosegue Buccolini – ci pagano tutto e veniamo accolti come star di Hollywood”. Un trattamento ben diverso, quindi, da quello che sembra riservargli proprio il Campidoglio. “Il rapporto con le varie amministrazioni – spiega – è sempre stato problematico perché ancora esiste quel pregiudizio culturale che identifica la romanità come qualcosa di nostalgico e appartenente al Ventennio”. La colpa è delle simbologie, delle aquile e dei fasci littori che Mussolini prese in prestito dagli antichi e che Buccolini e i suoi esibiscono ad ogni rievocazione. “Quei simboli sono parte delle nostre tradizioni, della nostra storia e – replica amareggiato Buccolini – la politica non c’entra”. A quanto pare, invece, i Cinquestelle vedono il fascismo ovunque: Di Maio lo vede in Salvini, mentre la giunta Raggi dopo i pini del Duce se la prende pure con Romolo e Remo.

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