A dormire come ghiri si impara da piccoli

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11 Aprile Apr 2019 8 giorni fa

Maria Sorbi

A dormire bene si impara da piccoli, fin dai primi anni di vita. E chi non risolve i suoi problemi di insonnia o irrequietezza da bambino, sarà sicuramente un adulto che dormirà male. Per la precisione, dorme male il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni e il 10% di quelli oltre i 6 anni. E il problema non è da sottovalutare: non si pensi sia un disagio transitorio, rischia piuttosto di diventare un problema consolidato che crea parecchio scompiglio, con stanchezza durante il giorno e un costante nervosismo, rendimento scolastico basso, traumi accidentali e disturbi di memoria. A volte provoca anche obesità, poiché il bambino stanco ha un rapporto alterato con il cibo.

Lasciamo stare la prima fase di vita, quella in cui per forza di cose (tra allattamenti e coliche) il sonno del neonato è irregolare e i suoi ritmi hanno ricadute su tutta la famiglia. I primi veri disturbi si registrano più avanti, in particolare nei momenti di «snodo», come il passaggio dall'asilo nido alla scuola materna, dalla scuola materna alle elementari o ancora alle superiori, e possono essere brevi o durare mesi. Spesso si accompagnano a incubi notturni, alla paura di essere rapiti, che accada qualcosa di male ai genitori, all'incubo di essere abbandonati o lasciati soli.

Negli adolescenti invece i disturbi del sonno sono spesso una conseguenza di stili di vita e abitudini sballate, a cominciare dall'inversione del ritmo sonno-veglia, con serate fuori casa che si prolungano fino all'alba, e l'utilizzo di schermi luminosi prima di andare a letto. E le conseguenze possono andare da qualche pessimo voto in pagella all'abuso di sostanze stupefacenti, arrivando anche a disturbi psichiatrici.

VIETATO IL LETTONE

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il disturbo del sonno è associato (se non direttamente causato) a comportamenti sbagliati da parte dei genitori. Primo fra tutti è il cosiddetto cosleeping. Dormire nel lettone può certamente risolvere temporaneamente il problema, regalando qualche notte tranquilla a tutta la famiglia, ma a lungo andare non fa che favorire la cronicizzazione del disturbo. Al contrario, abituare il bambino al suo lettino e alla sua indipendenza, lo aiuta a non avere paura e a stare tranquillo anche quando non è appiccicato alla mamma.

«L'approccio terapeutico è in primo luogo di tipo comportamentale spiega Nardo Nardocci, direttore Dipartimento Neuroscienze pediatriche dell'istituto neurologico Carlo Besta -. Esistono diversi protocolli terapeutici mirati a ristabilire l'igiene del sonno e a migliorare i sintomi. L'utilizzo di farmaci dovrebbe essere considerato solo in caso di inefficacia del primo intervento e, benché non esistano ad oggi farmaci approvati per l'insonnia nel bambino, anch'esso dev'essere valutato sulla base del tipo di disturbo. La misura più efficace per evitare l'insorgenza dei disturbi del sonno conclude Nardocci - rimane, comunque, la prevenzione precoce, che consiste nel favorire una buona igiene del sonno già nel primo anno di vita. Tra le più importanti regole da adottare figurano la regolarità del luogo e dell'orario di addormentamento e la dissociazione della fase di alimentazione dalla fase del sonno».

LA VIA DELLO YOGA

Se nei primi anni di vita è sufficiente abbassare la luce, cantare sottovoce una ninna nanna o leggere una favola, con i bambini più grandicelli una via efficace per rilassarsi può essere lo yoga. Per favorire il relax dei più piccoli si possono sperimentare alcuni esercizi usando i riferimenti di animali o creature magiche. Le posizioni ideali per riposare meglio sono ad esempio quella dell'albero, della montagna, del cobra, della farfalla, del cammello e dell'orso.

Al momento di andare a letto è molto utile anche fare esercizi di respirazione controllata, basata su quattro passaggi: inspirare per quattro secondi, trattenere il respiro per altri quattro secondi e ripetere una seconda volta l'operazione. Mentre si respira è possibile raccontare ai bambini una storia facendo riferimento ai suoni che li circondano, alle sensazioni del corpo, agli odori percepiti e così via.

Le tensioni o i dispiaceri accumulati durante la giornata contraggono involontariamente muscoli e viscere, per cui la sera spesso bambini e adulti è come se fossero prigionieri dentro una corazza muscolare. E se permane durante il sonno, al mattino si svegliano molto stanchi, perché ogni contrattura significa dispendio di energia e mal funzionamento delle funzioni vitali. Un adulto, lavorando su se stesso, attraverso lo yoga può raggiungere un saggio distacco, abbandonando i ruoli (professionali e familiari) e pulendo la mente. Per un bambino ovviamente è più difficile ma il rilassamento può cominciare dai muscoli, sciogliendo le contratture, e dal respiro, primo veicolo verso il relax.

EDUCARE AL RELAX

Dormire non è solo un istinto, una necessità. È un'arte da imparare. E così i bambini fino a 4 anni, come imparano a camminare, parlare e agire, così imparano a dormire. Fanno progressi e hanno momenti di regressione o assestamento finché non acquisiscono il ritmo giusto, quello su misura per loro. L'educazione alla nanna deve perciò essere un processo lento, non fatto di sgridate e imposizioni severe ma di rituali lenti, sereni e condivisi.

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