Amazon sfrutta il fisco "light" e ora punta sul Nord-Ovest

Amazon sfrutta il fisco light e ora punta sul Nord-Ovest
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12 Aprile Apr 2019 13 giorni fa

Investimento da 150 milioni vicino a Torino. Previste 1.200 assunzioni in tre anni. Ieri la sfilata dei politici locali

dal nostro inviato a Torrazze (To)

Amazon investe ancora in Italia e apre un nuovo centro di distribuzione a Torrazze in Piemonte a 30 chilometri da Torino, che si aggiunge agli altri tre già funzionanti. La «fabbrica dei pacchi» dunque cresce ancora per servire i 300 milioni di clienti nel mondo: Torrazze, nel nord-ovest del Paese, servirà da centro di distribuzione anche per la Svizzera e la Francia. Ma l'alta velocità su ferrovia, la Tav per intenderci, non c'entra con la scelta della location, in quanto Amazon consegna solo via aerea o su strada. Il nuovo impianto è costato 150 milioni e impiegherà a regime, ossia tra tre anni 1.200 persone a tempo indeterminato con un contratto da 1.450 euro lordi più benefits, che spaziano da sei settimane pagate di «paternità» alle cure mediche.

L'azienda fondata da Jeff Bezos, che è il più grande magazzino retail online al mondo, vanta alcuni primati. Infatti con 650mila dipendenti (di cui 89mila rivenienti dalla Whole Foods Market rilevata nel 2017), è da tempo il primo «datore di lavoro privato al mondo», registrando nel periodo dal 2013 al 2017 un incremento della forza lavoro del 382,5%. Ma non è il solo record. Infatti per il 2018, nonostante i quasi 11 miliardi di dollari di profitti macinati, non pagherà nulla di tasse negli Usa dove ha sede. Anzi riceverà un credito fiscale da 129 milioni di dollari. Il tutto grazie agli sgravi previsti dal sistema fiscale statunitense, recentemente potenziati dall'amministrazione Trump. Secondo una analisi dell'Institute on Taxation and Economic Policy (Itep), che analizza le politiche fiscali Usa, nonostante gli investimenti, tra il 2009 e il 2018, Amazon ha comunque registrato 27 miliardi di profitti sui quali ha pagato un miliardo di tasse. Una aliquota reale davvero bassa, il 3% circa. Insomma la stessa che gli Stati europei, Italia compresa, hanno deciso di far pagare a tutti i giganti del web (web tax) - oltre alla stessa Amazon, anche Facebook, Google e Apple - per i ricavi realizzati nei loro Paesi. Certo è che Jeff Bezos si è sempre difeso da queste accuse, mettendo sul piatto gli investimenti (160 miliardi solo negli States dal 2011) e dichiarando che la sua società paga «tutte le tasse richieste in ogni Paese in cui opera». Del resto anche in Italia il boccone amaro delle poche tasse versate viene sempre edulcorato con le cifre fornite sul fronte di sviluppo, investimenti e posti di lavoro.

E infatti ieri a Torrazze erano presenti in forze i rappresentanti delle istituzioni dal presidente della Regione Chiamparino al sindaco di Torino Appendino fino al viceministro dell'Economia Castelli oltre a Roy Perticucci, vice presidente Amazon Operation per l'Europa e Nord America e il country manager Italia e Spagna, Mariangela Marseglia. Alla fine insomma le istituzioni non biasimano il gigante del web visti gli investimenti realizzati che Amazon è ben lieta di raccontare: dal 2010 27 miliardi in Europa di cui 1,6 in Italia e 5.500 dipendenti. Investimenti che hanno fatto crescere il fatturato di 12mila piccole e medie imprese italiane.

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