Tribunale di Napoli Nord al collasso: a rischio i processi di camorra e di Terra dei fuochi

Tribunale di Napoli Nord al collasso: a rischio i processi di camorra e di Terra dei fuochi
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12 Aprile Apr 2019 9 giorni fa

Una mole di procedimenti giudiziari enorme, che non essendo supportata da personale sufficiente, sia magistrati sia addetti alle cancellerie, ha prodotto un corto circuito preoccupante

Sono trascorsi appena cinque anni dall’inaugurazione del Tribunale di Napoli Nord, diventato in poco tempo il quarto Palazzo di giustizia d’Italia per bacino d’utenza e carichi di lavoro, soprattutto processi di camorra e sulla cosiddetta Terra dei fuochi. Una mole di procedimenti giudiziari enorme, che non essendo supportata da personale sufficiente, sia magistrati sia addetti alle cancellerie, ha prodotto un corto circuito preoccupante.

L'allarme del presidente del tribunale

I segnali d’allarme lanciati a più riprese dal presidente del Tribunale di Napoli Nord, Elisabetta Garzo, e dal Procuratore della Repubblica, Francesco Greco, non hanno sortito gli effetti sperati. “Attualmente – dice il presidente Garzo – abbiamo in pianta organica 81 magistrati, compresa la sottoscritta, e 149 unità di personale amministrativo. Questi numeri sono assolutamente insufficienti rispetto ai carichi di lavoro. Il Tribunale di Firenze, che ha la nostra stessa pianta organica, ha il triplo del personale amministrativo, quindi ci si può rendere facilmente conto di come non siamo più in condizione di garantire giustizia nei tempi giusti. Il Tribunale di Napoli Nord è nato a carico zero, ma adesso ha una mole di processi impressionante”.

Il presidente fa l’esempio dell’ufficio del giudice del lavoro. “Qui abbiamo quasi 20mila procedure – continua Garzo – e le carenze organiche si sentono in maniera preoccupante”. Neppure il trasferimento di nuovo personale ha migliorato la situazione. “A fronte di continue richieste – spiega il magistrato – sono arrivate nuove forze lavoro, sempre nell’ambito di quel numero che, ribadisco, è insufficiente, ma si tratta soprattutto di personale in mobilità, che veniva da tutt’altro tipo di amministrazione. Abbiamo avuto un numero considerevole di autisti di ambulanze e di portantini, che hanno richiesto una formazione sul campo lunghissima. C’è stato grande impegno da parte di queste persone, che ringrazio, ma i disagi sono evidenti”.

Elisabetta Garzo illustra anche le problematiche relative alla logistica. “La struttura che ci ospita – afferma il presidente – è bella e importante, ma tutti i lavori fatti oggi sono insufficienti rispetto alle esigenze, poiché abbiamo una grossa carenza di aule e non riusciamo a garantire tutte le udienze penali previste. Il problema non è di facile soluzione, perché pur essendo in programma la realizzazione di nuove aule bunker in una struttura adiacente al tribunale, la cosiddetta Cavallerizza del Castello Aragonese, i lavori di ristrutturazione non hanno avuto ancora inizio, per i rilievi della Soprintendenza”.

A rischio i processi di camorra

Il presidente Garzo teme che le problematiche del Tribunale di Napoli Nord possano rallentare i tanti processi di camorra e quelli riguardanti la cosiddetta Terra dei fuochi. “Potrebbe accadere – rivela – se non si interviene per tempo. Ogni magistrato ha il dovere di celebrare i processi e noi per far sì che ciò accada spesso andiamo anche presso altre sedi giudiziarie. Alcuni procedimenti si sono svolti o nelle aule bunker di Poggioreale o nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Questa non può diventare la regola, anche perché un processo fuori sede comporta oneri, ulteriori spese e noi non abbiamo neppure i soldi per la benzina, per far sì che le autovetture raggiungano le diverse sedi giudiziarie. Se le cose non cambieranno non so fino a che punto si possa garantire il rispetto dei termini”.

La storia del tribunale

Il Tribunale di Napoli Nord, aperto al pubblico nel settembre del 2013, unica nuova struttura nata dalla riforma della geografia giudiziaria, è, oggi, con i suoi numeri, uno dei più importanti tribunali italiani. È anche l’unico in Italia a non avere il nome della città che lo ospita, perché quando fu istituito non si sapeva ancora dove sarebbe sorto. Il Palazzo di giustizia è ospitato nella prestigiosa e storica struttura del Castello Aragonese di Aversa, in provincia di Caserta. Il circondario comprende 38 Comuni, tra il Napoletano e il Casertano, città popolose e industrializzate. A Napoli Nord sono finiti tutti i procedimenti relativi alla Terra dei fuochi, faldoni e faldoni che si accumulano sulle scrivanie, rallentando i processi. Le aule sono piccole, la connessione internet salta continuamente e il poco personale a disposizione lavora tra mille difficoltà. L’intero territorio, inoltre, è ad alta concentrazione criminale e la procura di Napoli Nord si è trovata a gestire, oltre al carico della Terra dei fuochi, una miriade di procedimenti che vanno dai reati di microcriminalità a quelli più complessi di camorra.

Gli avvocati, da parte loro, lamentano la lunghezza dei processi. “Il problema principale – sottolinea il matrimonialista Pierpaolo Damiano – sono i tempi della giustizia. Io sono un civilista, mi occupo di diritto di famiglia, e capita spesso di avere un differimento di otto, nove mesi e questo è inammissibile. Perché succede tutto ciò? C’è carenza di giudici e di personale amministrativo e, poi, non c’è la volontà politica di sistemare la situazione”. Sulla stessa lunghezza d’onda i dipendenti del Tribunale di Napoli Nord. “Oltre alle carenze del personale – evidenzia il sindacalista Giuseppe Rosa – manca la sicurezza nel Palazzo di giustizia. Entriamo tutti dallo stesso varco e molte aule non sono a norma. Non so fino a quando riusciremo a resistere, dato che facciamo sforzi sovrumani per garantire il funzionamento del tribunale. Non so con quali criteri il Ministero della Giustizia ha stabilito la pianta organica, che è insufficiente fin dal nostro insediamento. Secondo me non c’è la volontà di migliorare, siamo abbandonati a noi stessi”.

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