La festa di Superstudio tra alta tecnologia e porcellane vittoriane

La festa di Superstudio tra alta tecnologia e porcellane vittoriane
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13 Aprile Apr 2019 12 giorni fa

In mostra grandi brand e manifatture dal mondo. E un «superhotel» firmato Cappellini

Il primo passo è vincere le resistenze verso un distretto, zona Tortona, che durante il Fuorisalone diventa una sorta di carnevale con tanto di sensi di marcia per il traffico umano composto in buona parte da curiosi. Poi però, una volta arrivati al Superstudio, regno di creatività fondato da Gisella Borioli e Flavio Lucchini, si è ampiamente ripagati. Anche quest'anno, i 13mila metri quadri espositivi offrono una mostra di alto livello, con una selezione di brand internazionali che espongono il top della progettazione tra passato, presente e futuro. Una visione, questa, che sembra voler quasi fare il punto sull'osmosi che nel design vige tra le nuove frontiere della tecnologia e quanto di meglio partoriscono la mente e la mano dell'uomo. Quest'armonia vede in mostra stand suggestivi e scenografici come quello della giapponese Lexus, che ospita le installazioni luminose dei visual artists Rhizomatiks, ma anche la storia dell'alta manifattura da tavola, presente nel raffinato stand di Ulderico Lepreri che espone le collezioni in porcellana, cristallo e argento di Herend decorata a mano, parte del servizio di corte di Queen Victoria. La continua tensione dal macro al micro che anima la mostra mette in luce una volta di più la forte presenza e influenza del design che arriva dall'estremo Oriente. Sopra tutti spicca il rigoroso e solenne stand promosso del Ministero della Cultura della Repubblica di Corea, che presenta le opere realizzate da 23 artisti attraverso il linguaggio del bianco e nero. Modernità e artigianalità sono un connubio che si manifesta romanticamente nel candelabro «Miss Nightingale» di Annet van Egmond, combinando illuminazione a LED ed energia solare con un design industriale di alta qualità e una composizione sostenibile.

Passato e futuro è un concept che anche quest'anno contraddistingue «la mostra nella mostra» dell'art director Giulio Cappellini. Dopo la casa «Only the best» che nella passata edizione presentò il meglio del design e della produzione sia industriale che artigianale, stavolta il «gioco» diventa quello di un Superhotel, ovvero l'invenzione di un albergo di lusso che fonde prodotti industriali e di alto artigianato: da un ristorante creato con aree differenziate in funzione delle differenti cucine del mondo, alle diverse tipologie di suite con annessa palestra. Bello e (forse) possibile.

Superstudio ci tiene però anche a sottolineare la sua identità di luogo di produzione, oltre che di location. E allora merita segnalare l'esposizione del progetto «Take a seat», nato all'indomani della nomina di Gisella Borioli ad ambassador dell'Italian design day per la città di Osaka. Uno dei risultati è stato il concorso rivolto a giovani designer giapponesi per la realizzazione della sedia ideale che esprima un mix di tradizione e innovazione. Tre donne sono state selezionate e le loro opere, funzionali quanto poetiche, sono in bella mostra al Superdesign show.

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