Se il design è un'odissea nello Spazio

Se il design è un'odissea nello Spazio
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13 Aprile Apr 2019 8 giorni fa

Così due docenti del Politecnico progettano oggetti e arredi per la vita in orbita

E se lo Spazio diventasse la nostra casa? Sembra roba da film di fantascienza, ma qualcuno ci sta già pensando seriamente. Come? Ad esempio progettando arredi, utensili, strumenti e perfino vestiti - molto eleganti, fra l'altro - per chi vola oltre l'atmosfera terrestre e, magari, ci rimane per settimane o mesi. «Lo spazio ha sempre esercitato una forte attrazione sull'uomo, capitò anche a me quando iniziai ad affacciarmi nel design e pensai a fare qualcosa di nuovo», spiega Annalisa Dominoni, progettista e architetto che insieme al collega Benedetto Quaquaro, come lei docente al Politecnico, è impegnata da anni nella sperimentazione sul design spaziale. «Se pensiamo a una stazione orbitante, o a una navicella spaziale, ci verranno in mente ambienti asettici, spartani, spesso disordinati, in cui è difficile anche solo muoversi. Perché non renderli migliori?». È stata proprio questa la molla che ha fatto scattare l'idea, in tempi davvero pionieristici. «Quando iniziai, una ventina di anni fa, ci si muoveva in un terreno sconosciuto. Ricordo le prime collaborazioni con Nasa, Esa e Asi, culminate nelle missioni Marco Polo ed Eneide, la difficoltà di cambiare il nostro modo di pensare e, dunque, di progettare». La sfida principale? «Pensare ad ambienti confinati e privi di gravità dove molte reazioni non solo del corpo, ma anche di oggetti e sostanze comuni sono completamente diverse da come ci aspetteremmo. Immaginiamo la classica scatola per gli attrezzi: senza peso basta una consolle tipo portaposate». Progettare per lo spazio è anche un'ottima palestra per tutti i designer: «Molti non pensano che diverse innovazioni tecnologiche applicate allo spazio vengono poi trasferite nella nostra vita quotidiana». L'ultimo progetto in cantiere, per una grande industria spaziale, è davvero rivoluzionario: un modulo totalmente dedicato all'entertainment, allo svago degli astronauti, che consente di avere spazi non solo funzionali, ma anche per relax e divertimento. «Stiamo lavorando sui materiali, cerchiamo di rendere questi ambienti molto più confortevoli e accoglienti, caldi dal punto di vista percettivo». Si tratta di trend emersi soprattutto negli ultimi anni, quando la concorrenza dei privati ha portato le agenzie spaziali a curare maggiormente aspetti come il benessere degli astronauti. Ma torniamo, anche se non troppo, con i piedi per terra: non stupisce il grande successo del laboratorio di Space design Space4Inspiraction al Politecnico: «È appena partita la terza edizione, le richieste sono moltissime ma prendiamo solo 70 studenti». Per chi invece ama la «moda spaziale» c'è, sempre al Polimi, il corso di Space fashion design. Fiore all'occhiello la collezione «Couture in orbit», ipertecnologica e bella da vedere. È il caso della tuta con cooling technology esterna: un sistema di tubicini che nelle tute tradizionali scorre all'interno, e che qui è posizionato esternamente, creando un disegno molto particolare che innerva l'intera tuta. Nei tubi, anziché la tradizionale acqua, passa uno speciale vapore che rilascia sostanze terapeutiche.

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