Il 25 aprile rosso e l'arcivescovo con i partigiani

Il 25 aprile rosso e l'arcivescovo con i partigiani
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14 Aprile Apr 2019 5 giorni fa

Ci sono prime volte di cui si farebbe volentieri a meno. E probabilmente quella dell'arcivescovo Mario Delpini a benedire le bandiere rosse dei partigiani dell'Anpi e dei comunisti della Cgil è una di quelle. Perché il monsignore andrà, primo con addosso i suoi sacri paramenti, alle celebrazioni della Liberazione organizzate al Campo della Gloria che nel Cimitero Maggiore accoglie partigiani, combattenti, ebrei deportati e sindacalisti uccisi. L'argomento, come ben si può capire, è parecchio delicato e va quindi trattato con assoluta cautela, ma altrettanta chiarezza. Perché massimi sono gli onori che vanno dedicati a chi agli ideali di libertà e democrazia donò la vita. Tanto che (e sarebbe bene ricordarlo più spesso) i padri costituenti misero nero su bianco l'oggi trascuratissimo art. 52, co. 1 per disporre che «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». E bene faceva il sindaco Gabriele Albertini a partecipare alla cerimonia nel giorno dei morti, spostandosi poi però a rendere omaggio anche al sangue dei vinti al Campo dell'Onore. Militi della Repubblica sociale italiana, ma anche semplici fascisti, donne e civili trucidati anche barbaramente nelle buie giornate che seguirono il 25 aprile. Non solo umana pietà, ma un gesto dal grande valore simbolico che ha sempre fatto sentire Albertini il sindaco di tutti i milanesi. E bene forse avrebbe fatto l'arcivescovo a ricordare vescovi e preti che benedivano fasci e gagliardetti o il cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri che per conto della Santa Sede con Benito Mussolini negoziò i Patti lateranensi. Magari preoccupandosi di riempire le chiese desolatamente vuote, anziché un evento la cui connotazione è sempre più politica, come dimostra il presidente dell'Anpi Roberto Cenati che parla di una celebrazione «fondamentale per tenere viva la memoria in un momento in cui in Europa e in Italia si vive una deriva razzista, xenofoba e fascista». Preludio alla manifestzione del 25 aprile in piazza Duomo che mai come quest'anno sarà la vetrina per la campagna elettorale di tanti politici di sinistra che col fazzoletto da partigiano al collo andranno a caccia di un seggio in Europa. Dimenticando che se i partigiani rossi (quelli che ammazzavano partigiani bianchi e preti) avessero portato il comunismo anche qui da noi, per la democrazia e per la chiesa non sarebbero state rose. Ma martìri.

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