Cronaca locale

«Chi contesta la Brigata non sa nulla degli ebrei e non conosce la storia»

Parla l'ultimo reduce della formazione che oggi sarà onorata in Consiglio comunale

«Chi contesta la Brigata non sa nulla degli ebrei e non conosce la storia»

«Non so che accoglienza avrò». Piero Cividalli, 93 anni, è l’ultimo sopravvissuto italiano della Brigata ebraica, il corpo di 5mila volontari ebrei che - inquadrati nell’esercito britannico - parteciparono ad alcune operazioni chiave nella Liberazione dell’Italia. Oggi sarà accolto in Consiglio comunale in apertura di seduta. Un grande onore che la massima istituzione della città rende a quella pagina di storia. La stessa storia che viene vilipesa ogni anno dagli estremisti della sinistra, che sputano e gridano insulti quando lo striscione della Brigata ebraica passa in piazza San Babila, sorretto dagli esponenti della Comunità milanese (ma non solo) e protetto dalle forze dell'ordine, durante il corteo che celebra la Liberazione.

Piero, quali emozioni suscita questo incontro fissato in Consiglio come tributo alla Brigata ebraica?

«Intanto devo dire che non so bene che accoglienza avrò. Se ci sarà un riconoscimento, sarà il giusto riconoscimento per quello che ha fatto e per quello che abbiamo subito».

Cosa avete fatto? E cosa avete subito?

«Quando dico cosa abbiamo subito, mi riferisco alle leggi razziali. Ho conosciuto i fratelli Rosselli, che furono assassinati (Piero Cividalli è nato nel 1926 in una delle famiglie antifasciste più importanti di Firenze, e quando furono emanate le leggi razziali in Italia si trasferì in terra d'Israele, in Palestina. Nel 1944 si arruolò nella Jewish Brigade Group. Il suo desiderio era anche abbracciare i nonni, rimasti nel frattempo nascosti in Toscana, ndr) Sono state cose molto penose. Abbiamo pensato di fare il possibile per combattere il nazifascismo. E io ho sentito il dovere di arruolarmi».

Il contributo della Brigata ebraica è stato importante.

«Sì, il mio non lo è stato. Ero molto giovane. Mi sono arruolato a 18 anni e ho fatto l'addestramento in Egitto. Personalmente sono arrivato in Italia nel luglio del '45, la guerra era finita da poco, l'Italia era distrutta. Ma bisogna dire che anche dopo la guerra la Brigata ha aiutato molti italiani, ebrei italiani ma non solo ebrei. La situazione del Paese era tale da suscitare dispiacere e vera pena».

Cosa ricorda?

«Io ho conosciuto tanti prigionieri italiani nel Nord-Africa. Quella guerra era davvero inutile. Loro non sapevano neanche il motivo per cui erano stati mandati a farla, non gliene importava nulla. Almeno, a quelli che io ho conosciuto».

Piero, lei sa bene che il 25 aprile un nutrito gruppo di estremisti - di sinistra, va detto - contesta i manifestanti che sfilano dietro lo striscione della Brigata ebraica. Cosa ne pensa?

«Non sanno e non capiscono. Non conoscono la storia. Fanno quello che fa loro comodo. Non capiscono come sono andate le cose. Non sanno forse che gli ebrei erano scappati dalle persecuzioni. Non sanno che al momento della dichiarazione di indipendenza di Israele l'Onu aveva deciso di dividere quel territorio in un Paese arabo e uno di ebrei. Noi abbiamo accettato, gli arabi no e hanno fatto la guerra. Noi abbiamo risposto, ma per una questione di sopravvivenza. Poi le cose sono andate n modo diverso e io non sono del tutto d'accordo con le scelte fatte, specie degli ultimi anni, ma loro hanno cercato la guerra.

Noi non la volevamo».

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