Finlandia, ultradestra ko per un soffio

Finlandia, ultradestra ko per un soffio
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15 Aprile Apr 2019 4 giorni fa

Avanti il partito socialdemocratico, ma i populisti hanno solo un seggio in meno

Da quarti a primi. Il partito socialdemocratico guidato dall'ex leader sindacale Antti Rinne è la formazione più votata alle elezioni legislative in Finlandia, almeno è quanto dichiarano loro stessi proclamandosi vincitori dopo che il 98% delle schede scrutinate ha certificato il loro successo. Di misura, ma successo, e per la prima volta nella storia finlandese, nessuno dei movimenti in corsa sembra raggiungerà il 20%. Eppure - e anche questa sarebbe una prima in vent'anni - i finlandesi potrebbero ritrovarsi un primo ministro dell'Spd.

I socialdemocratici otterrebbero il 18,9% dei voti, ma l'estrema destra del Partito dei finlandesi li tallona con il 17,3 per cento, superando i conservatori del primo ministro uscente Juha Sipila (15,4) che si piazzano solo al quarto posto. I socialdemocratici avrebbero conquistato 40 seggi su 200 nel Parlamento di Helsinki, solo uno in più rispetto alla formazione populista.

Si prospetta un Parlamento parcellizzato per un'elezione che viene osservata con attenzione anche da Bruxelles, visto che la buona affermazione dei Veri finlandesi potrebbe regalare ulteriore slancio ai sovranisti d'Europa che preparano un'alleanza e l'assalto in vista delle elezioni europee di maggio.

Il partito di estrema destra, sensibile anche ai temi climatici, è nato nel 1995 ed è rimasto marginale fino alle elezioni del 2007 (4%). Nel 2011 divenne la terza forza (19%) ma rifiutò di entrare nel governo, considerato troppo filo-europeo. Nel 2015, al secondo posto nelle urne, entrò a far parte di una coalizione con i centristi e i conservatori. Ma registrò un calo dell'elettorato, evidentemente non soddisfatto delle posizioni troppo moderate ed europeiste. Due anni fa, nel 2017, lasciò il governo: la maggioranza dei deputati fondò la Nuova Alternativa che rimase al governo; gli altri si unirono al nuovo presidente, il «falco» eurofobo, Jussi Halla-aho.

Per la leader dell'Alleanza di sinistra Li Andersson il risultato del voto è un verdetto sull'austerità: «La Finlandia vuole un cambiamento della politica fin qui dominante». I temi dei tagli alla spesa e dell'immigrazione hanno monopolizzato la campagna elettorale nonostante la nazione sia stata classificata dall'Onu come la più felice al mondo per il secondo anno consecutivo. Il suo segreto è l'alta qualità della vita, grazie a un ottimo sistema educativo, congedi parentali favorevoli per i genitori e bassi livelli di diseguaglianza. Nelle elezioni è stato centrale il modo in cui questo sistema viene finanziato. I socialdemocratici all'opposizione hanno concentrato la campagna sulla lotta ai tagli alla spesa pubblica, applicati dal governo di centrodestra negli ultimi 4 anni. In ogni caso il futuro premier dovrà decidere come rivedere il welfare, a fronte della popolazione in rapido invecchiamento e del calo delle nascite.

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