Gilbert principe a Roubaix cala il poker di monumenti

Gilbert principe a Roubaix cala il poker di monumenti
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
15 Aprile Apr 2019 4 giorni fa

Dopo Fiandre, Liegi e Lombardia il belga conquista a 36 anni la classica del pavè. «Ora mi resta la Sanremo...»

Un principe per la Regina. Un principe del pedale come Philippe Gilbert, 36 anni suonati e una serie infinita di vittorie, e la Regina delle classiche: la Roubaix che ieri pomeriggio è entrata a far parte della preziosa bacheca di vittorie che va ad arricchire il bottino del fuoriclasse vallone che conta con quello di ieri 75 successi in carriera.

Basta buttarci un occhio, avere la pazienza di scorrere velocemente quello che ha saputo fare e raccogliere questo corridore vallone, nato ai piedi della Redoute, una delle côte simbolo della Liegi. Oltre alla Roubaix di ieri, Gilbert ha vinto un Fiandre (nel 2017), quattro Amstel (nel 2010, 2011, 2014 e 2017), una Freccia (nel 2011), una Liegi (nel 2011), due Lombardia (nel 2009 e 2010) oltre a due Parigi-Tours (nel 2008 e 2009), tre tappe al Giro, una al Tour e cinque alla Vuelta. In mezzo a tutto questo, tanto per gradire, il titolo di campione del mondo in linea a Limburgo nel 2012.

Ora di corse Monumento ne ha quattro: Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia; gli manca solo la Sanremo per completare la collezione monumentale, anche se già così si pone tra i grandissimi cacciatori di classiche di sempre. «Ho ancora dentro di me il sogno di vincere tutte le classiche monumento, un sogno pazzo che ho da dieci anni», ha spiegato il belga.

Impresa straordinaria quella che Philippe Gilbert, alla terza Roubaix della sua carriera, ha centrato. Vittoria netta e meritata per il fuoriclasse della Deceuninck Quick Step, che ha attaccato come pochi e poi ha battuto allo sprint il 25enne tedesco Nils Politt della Katusha Alpecin, già quinto domenica al Fiandre e settimo un anno fa alla Roubaix, l'unico capace di restargli a ruota.

L'azione che spezza letteralmente la corsa nasce al km 67 con l'attacco portato da Gilbert, Selig e Politt. A loro, nel settore numero 12 risponde molto bene il trionfatore di un anno fa Peter Sagan, il quale si porta dietro Van Aert, Vanmarcke, Lampaert, Sarreau e Laporte. La resistenza dei due francesi, però, è minima e ben presto si forma al comando un sestetto composto da Gilbert e Lampaert, Sagan e Van Aert, Vanmarcke e Politt.

A 23 chilometri dal velodromo l'attacco di Gilbert, Sagan e Politt costa caro a Van Aert. A 13 km dalla conclusione altro attacco di Gilbert con la risposta di Politt e la resa di Sagan. La storia della Roubaix numero 117 è segnata ed è definitivamente scritta con la volata senza storia e per la storia di Gilbert. Politt è secondo, Lampaert terzo con Sagan quinto.

Giornata difficile per gli italiani con Gianni Moscon che non è mai stato veramente in corsa e alla fine raccoglie un anonimo 84° posto. Matteo Trentin si arrende a poco più di venti chilometri dal traguardo e chiude 43°. Il migliore degli italiani è Davide Ballerini, alla sua prima partecipazione sulle pietre. Per il canturino un discreto 31° posto. Al traguardo solo 100 corridori su 175 partiti da Compiegne. Penultimo e ultimo due italiani: il giovanissimo Edoardo Affini, 22 anni e un futuro davanti a se, e Filippo Fortin, 30 anni, centesimo e ultimo. Dopo l'estasi di domenica scorsa con Alberto Bettiol al Fiandre, la dura realtà delle pietre della Roubaix. È vero, al via solo 11 corridori azzurri. Ballerini e Trentin lottano e si difendono prima della resa. Non è tutto da buttare, ma è davvero difficile vedere il bicchiere mezzo pieno.

Commenti

Commenta anche tu