Il Viminale accusa Mare Jonio: "Vuol portare clandestini in Italia"

Il Viminale accusa Mare Jonio: Vuol portare clandestini in Italia
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16 Aprile Apr 2019 8 giorni fa

Mediterranea riparte con la sua Mare Jonio. Ma il Viminale impone controlli più ferrei sulla condotta delle Ong

L'ultima direttiva del Viminale sulle Ong è "cucita addosso alla Mare Jonio di Luca Casarini". Matteo Salvini non lo nasconde e anzi lo rivendica. Il ministro intende "prevenire" le "attività illecite" di chi non si fa problemi ad annunciare l'intenzione di condurre attività che porterebbero a una "deliberata violazione delle normative" finalizzata al "preordinato trasferimento in Italia" dei clandestini.

L'atto di accusa, già ampiamente enucleato in dichiarazioni pubbliche, per la prima volta viene messo nero su bianco su carta intestata del Viminale. Una addebito chiaro, e deciso, delle attività "sistematiche di prelievo in mare di cittadini stranieri" da parte delle navi delle Ong (in generale) e di Mediterranea Saving Humans (in particolare).

L'associazione guidata da Luca Casarini, ora indagato insieme al comandante per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è entrata recentemente in conflitto con la linea dei porti chiusi diramata da Salvini.

È vero: Mare Jonio batte bandiera italia, dunque non si può impedire il suo approdo nei porti nostrani. Ma il Viminale intende evitare che "imbarcazioni private" si muovano senza regole nel marasma di leggi e ordinamenti internazionali per "favorire l'ingresso illegale" di immigrati "sul territorio internazionale".

Nel farlo il ministro ripercorre le tappe dello sbarco contestato dello scorso marzo, quando la Mare Jonio, dopo aver recuperato migranti al largo della Libia, li portò in Italia nonostante il blocco imposto dal leghista. In quel caso la nave - si legge - "non ha ottemperato alle istruzioni di coordinamento SAR delle Autorità estere" competenti "in acque di responsabilità non italiana". Tradotto: ha recuperato i naufraghi senza attendere l'intervento della Marina libica. E soprattutto "ha richiesto l’assegnazione del porto di sbarco" all'Italia "in maniera strumentale, dirigendo la navigazione in via preordinata deliberatamente verso le coste italiane anche in assenza di ogni autorizzazione". Non solo. Perché il comandante della nave era "consapevole" che per legge "non sussistevano" i "presupposti di diritto e di fatto per investire le Autorità italiane".

La domanda dunque sorge spontanea: perché far rotta sul Belpaese anche se non spettava a Roma farsi carico degli immigrati? Mistero. Ma visto che Mediterranea Saving Humans sembra intenzionata a "condurre una nuova analoga attività", il Viminale intende farsi trovare preparato. Così ha emanato la direttiva.

Da oggi la Polizia, l'Arma, la Marina e le Capitanerie di Porto dovranno "vigilare" affinché il comandante e la proprietà della Mare Jonio si attengano "alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare" e rispettino l'"idoneità tecnica dei mezzi impiegati per la citata attività". Inoltre, Mediterranea (ripartita proprio oggi) dovrà "rispettare" le "prerogative di coordinamento" della Libia nelle acque di sua competenze. E non dovrà reiterare "condotte in contrasto con la vigente normativa nazionale ed internazionale" o ignorare "le istruzioni di coordinamento" di Tripoli. Altrimenti sarà scontro frontale.

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