Perrone, gli anni di piombo per fiction Nelle pieghe più oscure della (nostra) Storia

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16 Aprile Apr 2019 7 giorni fa

Nel noir «L'ultima volontà» la narrazione scaturisce dalle rivelazioni di un ex Br

È complicato scrivere storie noir in Italia che ri-raccontino periodi complessi come la resistenza e il terrorismo. E difficile per gli scrittori non solo creare un mood che coinvolga i lettori ma è difficile anche fare i conti con due dei periodi più controversi della storia delle nostro Paese. Ci sono storie che hanno lasciato ferite insanabili e che pongono allo scrittore di genere il problema di posizionarsi politicamente nel suo racconto, o comunque di scegliere un punto di vista che non sempre potrebbe essere gradito ai lettori. Ne sanno qualcosa scrittori come Loriano Macchiavelli e Valerio Varesi, i quali hanno scelto di ambientare alcuni loro noir in quegli anni, e Attilio Veraldi stesso era consapevole che il suo romanzo Il Vomerese (1980) avrebbe mostrato ai lettori un lato inedito e controverso del terrorismo napoletano.

Per cui la decisione di Roberto Perrone, oggi, di scrivere un romanzo come L'ultima volontà (Rizzoli) è stata sicuramente coraggiosa, proprio perché in questo noir si intersecano i ricordi delle stragi degli anni di piombo e quelle del periodo partigiano. La zona di narrazione è nel reggiano, dove Perrone costringe a indagare l'ex colonnello dei carabinieri Annibale Canessa. Chi lo conosce bene lo ha soprannominato «Carrarmato» per la sua determinazione, e niente e nessuno sembrano poterlo fermare o condizionare. Le rivelazioni di un terrorista che confessa di non avere commesso una strage lo porteranno a cercare di dare un volto ad assassini insospettabili. Il punto di vista del narratore ligure non è però solo quello di Canessa. Sono infatti spesso le vittime a scatenare la narrazione, a partire dalla bimba rapita della quale ci viene raccontata l'agonia all'inizio della storia. Una bambina intelligentissima che morirà molte ore dopo rispetto a quelle calcolate dai suoi aguzzini. Un innocente che riuscirà a dissetarsi bevendo acqua piovana e che vedrà intorno a sé i corpi di altri morti e che sino alla fine sarà convinta di essere stata sepolta nella discarica di uno strano cartolaio... Vittime sono anche i tre carabinieri che cadono in un imboscata in una cascina del reggiano, dove fanno la posta a uno spacciatore per incastrarlo. Uomini di legge ingannati e finiti in trappola.

Nel romanzo di Perrone colpevoli e vittime hanno volti esemplari e pagina dopo pagina l'autore sa come colpire l'attenzione del lettore usando in abbinata i meccanismi del thriller e del noir. Ed e naturale per i lettori, man mano che il romanzo procede, sovrapporre ai suoi casi immaginari quelli reali. Cercando di individuare quali storie lo scrittore abbia celato dietro altre storie. L'ultima volontà è un romanzo di fiction sugli anni di piombo che mostra di essere stato costruito con un profonda consapevolezza rispetto a quello che accadde in quegli anni e permette ai lettori di provare il senso di terrore e spesso di impotenza che produssero alcuni drammatici eventi nel Paese. Non è casuale che l'autore tenga come tema sonoro della sua storia una canzone come Piccola città di Francesco Guccini dove la provincia bastarda raccontata diventa quella di Reggio Emilia, al posto di quella di Modena. Non è una ballata allegra ma una ballata che lascia con la amaro in bocca. La stessa sensazione che Perrone vuole consegnare ai lettori alla fine della sua storia, nella quale il perdono e la redenzione non hanno di certo spazio.

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