Sbarchi, Di Maio attacca ancora Salvini: "Non li fermi con una direttiva"

Sbarchi, Di Maio attacca ancora Salvini: Non li fermi con una direttiva
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16 Aprile Apr 2019 7 giorni fa

Gli alleati di governo sono ai ferri corti. La tentazione dei Cinque Stelle di cambiare linea sull'immigrazione. L'ira di Salvini: "Ora esagerano"

Un colpo dopo l'altro, tutti assestati per far scricchiolare la maggioranza. A colpir duro è, giorno dopo giorno, Luigi Di Maio. Dall'altra parte Matteo Salvini incassa ma senza stare a guardare: rispende con fermezza e tira dritto per la sua strada. Il clima è da campagna elettorale e c'è il rischio che da qui alle elezioni europee del 26 maggio le tensioni continuino ad aumentare. Il fronte più caldo resta quello dell'immigrazione ma il risultato è un braccio di ferro costante che logora l'esecutivo gialloverde.

L'ultimo affondo è sulla direttiva varata oggi dal Viminale per bloccare anche le navi delle Ong che battono bandiera italiana. Nemmeno da Abu Dhabi, Di Maio si lascia scappare l'occasione per attaccare l'alleato di governo sventolando l'allarme lanciato ieri dal premier libico Fayez al Sarraj. "Se davvero ci sono 800mila profughi diretti dalla Libia verso l'Italia, di certo non li fermi con una carta che si chiama direttiva, che nessuno ha mai ascoltato". Poi la stangata: "Lo dico con tutta l'amicizia a Matteo Salvini, non si illuda che si possa portare la Libia in campagna elettorale per le europee". Dichiarazioni violentissime che fanno il paio con quelle rilasciate ieri contro la chiusura dei porti italiani. Il vicepremier grillino vorrebbe riaprirli. E non è l'unico a pensarla in questo modo all'interno del governo. Dalla sua ha certamente il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, ma non solo. Anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è messa in mezzo a rincarare la dose: "Il paradosso è che quelli che gridano alla guerra, dalla Lega a Fdi, sono gli stessi che fanno propaganda sui migranti. Non hanno capito che alzando i toni come fanno rischiano solo di destabilizzare ulteriormente la situazione".

Le continue provocazioni hanno scatenato l'irritazione del partito di via Bellerio. "Vogliono recuperare voti a sinistra ma così danneggiano il governo. Se vogliono una spaccatura se ne assumano la responsabilità", osserva un big del Carroccio. Del resto Salvini è netto: "Di ordine pubblico, sicurezza e difesa dei confini me ne occupo io e penso di averlo fatto bene in questi dieci mesi. Gli italiani ci chiedono porti chiusi. Punto. Se qualcuno dei miei colleghi non è d'accordo, lo dica...". Nelle ultime ore a chi gli chiede di una possibile crisi di governo, il leader leghista risponde con un laconico "Non lo so...". Secondo un retroscena pubblicato oggi dal Corriere della Sera, vuole vedere se i grillini sono disposti davvero a far saltare il banco: "Io non lo farò, ho preso un impegno per cinque anni". tuttavia, non gli sfugge che gli arrivano più attacchi dagli alleati di governo che dal Pd: "Stanno esagerando, hanno alzato troppo i toni". A farlo infuriare è stato anche quell'accostamento a Napoleone fatto dallo stesso Di Maio nel commentare l'indagine sulla Sea Watch.

Le distanze tra la Lega e i Cinque Stelle restano e si fanno sempre più profonde col passare del tempo. Tanto che, se sul caso Diciotti i grillini avevano fatto il proprio dovere votando contro la richiesta di autorizzazione a procedere, sulla nuova inchiesta il vento potrebbe anche cambiare. Anche perché, se il tribunale dei ministri dovesse tirare in ballo anche Di Maio per il caso della Sea Watch, nel M5s potrebbe passare la linea dettata in queste ore da Roberto Fico ("Se toccasse a me, mi farei processare"). In questo caso per il governo Conte si aprirebbe il baratro. Vero è che, senza nemmeno arrivare a un nuovo voto in Senato, Di Maio ce la sta mettendo tutta per far infuriare Salvini. "Eppure io non mi permetto di dargli lezioni sulle crisi aziendali che sono ferme sul suo tavolo - lamenta - chiedo altrettanto rispetto su problemi di difesa dei confini e gestione della sicurezza...".

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