Vivendi, prove di pace con Telecom e Mediaset

Vivendi, prove di pace con Telecom e Mediaset
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16 Aprile Apr 2019 3 giorni fa

Vincent Bolloré comanda anche se non è più presidente. I francesi all'assise del Biscione

Vivendi raccoglie il ramoscello d'ulivo lanciato da Elliott e dai vertici di Telecom all'assemblea di fine marzo per ritrovare la pace nel gruppo delle tlc di cui sono entrambi azionisti. Come dimostrano le parole dell'ad del gruppo francese, Arnaud de Puyfontaine che ieri davanti ai soci riuniti a Parigi ha definito l'azienda italiana una delle priorità assieme all'apertura del capitale di Universal Music e all'integrazione del gruppo editoriale Editis: «Telecom occupa un posto importante nella costruzione di un gruppo paneuropeo per la distribuzione dei contenuti», ha sottolineato de Puyfontaine. La tregua dovrebbe dare all'ad di Tim, Luigi Gubitosi, la possibilità di lavorare con maggiore serenità. Se Vivendi non trovasse soddisfazione, però, tornerebbe all'attacco anche con la richiesta di un'altra assemblea. Sul fronte della separazione della rete, i francesi sono contrari ma aperti a forme di collaborazione nell'ambito di un'unica rete (con Open Fiber), a condizione che il controllo resti a Telecom. Quanto all'investimento in Mediaset, Vivendi sarà in assemblea con il 9,6% giovedì prossimo (ed è la prima volta) e anche Simon Fiduciaria, intestataria dell'altra parte della quota francese (19,1%) si presenterà per prendere parte ai lavori come lo scorso giugno quando il cda di Mediaset gli aveva impedito l'esercizio dei diritti di voto. Quanto al patron Vincent Bollorè, che lo scorso anno ha lasciato la presidenza di Vivendi al figlio Yannick e che ieri è uscito dal board, resta comunque molto attivo nelle decisioni strategiche del gruppo. Gli azionisti di Vivendi erano chiamati a votare su un massiccio piano di riacquisto di azioni (buy back) che finirà con il favorire l'ascesa di Bolloré nella conglomerata dei media. Su questa questione alcuni investitori avevano invitato gli azionisti a votare contro la proposta che però è passata a maggioranza. La holding della famiglia Bolloré detiene già il 28,51% dei diritti di voto del gruppo, che vede in peggioramento le attività della pay tv Canal+ compensati dall'aumento dei ricavi di Universal Music di cui Vivendi vuol vendere il 50 per cento.

La mossa di Bolloré sul piano di buy back è comunque un modo per assumere il controllo di Vivendi senza lanciare un'offerta pubblica di acquisto. In pratica, comandare senza pagare.

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