Carelli, De Luigi e le storie di un baseball scomparso

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17 Aprile Apr 2019 7 giorni fa

Elia Pagnoni

Dalla mazza alla penna il passo può essere breve. Ci ha provato, e ci è riuscito, Beppe Carelli che con la mazza è stato un campione di livello mondiale, poco noto al grande pubblico dalle nostre parti perché il baseball si è ridotto a una setta clandestina, ma dire il suo nome a Cuba, per esempio, equivale a citare dalle nostre parti Gary Lineker, Hristo Stoichkov o Miro Klose. Già, perché come loro sono stati i capocannonieri di un Mondiale di calcio, Carelli è stato il re dei bomber ai Mondiali di baseball del 1986. E dove il baseball è religione, anche Carelli ha la sua immaginetta.

In Italia, invece, dove pure è tra i grandissimi di questo sport, la sua notorietà è molto più relativa, ma adesso Beppe Carelli ha trovato il modo di far parlare ancora di sé con un libro, nato da una raccolta di suoi scritti, pubblicati in un blog, ma adesso freschi anche di stampa in un volume di Rusconi libri dal titolo Il lanciatore scomparso. A metà strada tra il romanzo e la cronaca, è un libro a capitoli che passa dal thriller al racconto in prima persone di grandi esperienze come le Olimpiadi di Los Angeles dell'84, alle biografie di grandi campioni dell'epoca d'oro del baseball americano, dal duro Ty Cobb alla leggenda di Joe Jackson detto Shoeless perché durante una partita, avendo problemi con le scarpe nuove, decise di giocare senza. Episodio che lega Jackson a Carelli perché anche Beppe, per gli stessi, motivi una volta decise di andare in battuta senza scarpe, come racconta Fabio De Luigi nella prefazione. Un Fabio De Luigi che prima di dedicarsi alla carriera di attore è stato anche lui giocatore di baseball e compagno di squadra proprio di Carelli nel Rimini.

Il capitolo che dà però il titolo al libro è dedicato alla prima grande vittoria di Carelli in campo internazionale, il titolo europeo Under 18 del 1972, conquistato battendo in finale l'Olanda grazie alla straordinaria giornata del lanciatore nettunese Ezio Manni. Il fatto strano di quella vittoria è che praticamente tutti i titolari di quella under 21 giocarono poi per tanti anni in serie A, molti anche da protagonisti. Tutti tranne lui, il primattore di quella vittoria, quel Manni che subito dopo uscì dai radar non solo della serie A, ma anche dei suoi compagni. Qualcuno disse che si era trasferito in America, altri lo ricordano come attore in un film di Pasolini, di certo Carelli e il baseball italiano non ne ebbero più notizie.

Il lanciatore scomparso, appunto, mentre Carelli avrebbe poi debuttato in serie A con il Milano e sarebbe poi diventato il grande protagonista delle vittorie italiane ed europee del Rimini. Ironia della sorta una squadra scomparsa improvvisamente dal baseball italiano proprio in questi giorni, in concomitanza con l'uscita del libro. Tanto da lasciare il campionato di serie A1 a sole 7 squadre, segno di uno sport in profonda crisi. Per dirla con Carelli, il baseball italiano scomparso.

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