Italo, anche i profitti ad alta velocità

Italo, anche i profitti ad alta velocità
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17 Aprile Apr 2019 4 giorni fa

L'ultimo bilancio firmato da Cattaneo chiuso con 93 milioni di utili, 60 in più del '17

Italo chiude il 2018 ad alta velocità: l'utile sfiora i 93 milioni, quasi 60 milioni in più rispetto al 2017, il fatturato è salito 25,6% a 571,6 milioni e anche l'ebitda è aumentato a 198,8 milioni (+40%). A scendere, di 9,3 milioni, è stato invece l'indebitamento finanziario che ammonta a 433,7 milioni. Un bilancio che porta la firma di Flavio Cattaneo, amministratore delegato fino a dicembre e oggi vicepresidente e presidente del comitato esecutivo con la responsabilità nelle strategie nazionali e internazionali del gruppo. Nonchè azionista: a febbraio dell'anno scorso è stata infatti accettata l'offerta da 2 miliardi del fondo americano Global Infrastructure Partners (Gip), ma i soci italiani tra cui lo stesso Cattaneo, Luca Cordero di Montezemolo, Giovanni Punzo, Isabella Seragnoli, Alberto Bombassei e il Fondo Peninsula hanno poi reinvestito nella società veicolo acquirente di Italo, Gip Neptune, sottoscrivendo un aumento di capitale per un totale 150 milioni, pari al 7,74% del capitale sociale. L'ingresso dei nuovi soci Usa aveva stoppato la quotazione di Italo in Borsa: il mancato arrivo in Piazza Affari, si legge nella relazione al bilancio alla voce «oneri non ricorrenti», è costato 13,2 milioni.

Dal punto di vista operativo, con una flotta di 37 treni è stato aumentato del 60,7% il numero dei servizi giornalieri portati da 56 a 90 e del 31,7% la capacità in termini di percorrenza consentendo tra l'altro l'apertura della nuova rotta Milano-Torino-Venezia, nonchè l'estensione del network ferroviario con l'aggiunta delle città di Trento, Bolzano e Rovereto. Per un totale di 17,5 milioni di passeggeri trasportati, 4,7 milioni in più rispetto al 2017. Non solo. Nel 2018 sono stati investiti 130,1 milioni nella Flotta Evo, somma che include gli 8 treni entrati in esercizio nel corso dell'anno e gli accordi relativi agli ulteriori 10 treni in corso di costruzione. Sabato scorso è uscito dallo stabilimento Alstom di Savigliano l'Etr675 numero 13, primo dei dieci Evo appartenente alla seconda fornitura. Subito dopo la consegna, il treno è stato trasferito a Milano Porta Garibaldi ed è iniziata la campagna di collaudi, che prevede una percorrenza di 5mila km senza passeggeri a bordo prima dell'entrata in servizio. Salirà così a 22 il parco di Etr675 Italo Evo, affiancati dai 25 AGV 575 in servizio dal 2012.

Sullo sfondo, però, si agita lo scontro con Rfi, il gestore dell'infrastruttura ferroviaria delle Fs, sugli slot necessari per far viaggiare i nuovi treni già acquistati da Italo che dal 2012 fa viaggiare i propri treni ad alta velocità sui binari italiani accanto a quelli dell'ex monopolista. La questione è urgente: Italo deve inserire nel prossimo orario invernale 2019-2020 i nuovi Pendolino Evo ordinati ad Alstom. Ma Rfi, che gestisce la rete ferroviaria, non ha ancora liberato le tracce necessarie per farli viaggiare e i 10 treni resteranno fermi. Gli Italo Evo, infatti, arriveranno tra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo. Dopo aver sollecitato invano la concessione degli slot, il gruppo ha dunque deciso di rivolgersi all'Autorità di regolazione dei Trasporti per trovare una soluzione. La vicenda ha inoltre già registrato un botta e risposta piuttosto animato tra Rfi e l'ad di Italo, Gianbattista La Rocca, intervenuto il 19 marzo in Senato per un'audizione. «L'ingresso di Italo sul mercato ha portato benefici ai lavoratori, ai viaggiatori e anche a Rfi, a cui ogni anno versiamo circa 150 milioni come pedaggio per l'utilizzo dell'infrastruttura. Se ora ci viene negato il diritto a crescere ulteriormente vanno a rimetterci tutti», ha detto La Rocca.

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