Ronaldo e poco altro. La Juve a fine corsa si fa ribaltare dall'Ajax

Ronaldo e poco altro. La Juve a fine corsa si fa ribaltare dall'Ajax
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17 Aprile Apr 2019 4 giorni fa

Il portoghese segna il gol del vantaggio, poi una lezione di olandese. È una resa amara

nostro inviato a Torino

L'Ajax butta giù dal trono il marziano. I terribili ragazzini olandesi ripetono l'impresa del Bernabeu, profanano lo Stadium e cacciano fuori dalla Champions una Juventus letteralmente a pezzi a cui non basta Cristiano Ronaldo. L'uomo che doveva trasformare la maledizione in sogno, finisce lui stesso vittima dell'ossessione bianconera. E l'annuncio di una possibile nuova era è il gol qualificazione segnato da de Ligt, il difensore che piace alla Juve: un diciannovenne spodesta il trentaquattrenne, se non è un cambio generazionale, ci assomiglia non poco. E il calcio totale moderno degli olandesi può essere altrettanto rivoluzionario come lo fu negli anni settanta. L'Ajax vola in semifinale giocando un calcio a doppia velocità di fronte al quale le assenze sono un alibi solo parziale. Anche se regalare Chiellini, Mandzukic e soprattutto frecce come Douglas Costa e Cuadrado è troppo. Ma ieri sera la Juve non c'è stata, a parte il gol dell'illusione di Cristiano Ronaldo. E quando l'Ajax ha pareggiato i bianconeri sono andati letteralmente in corto circuito. Sicuramente non per l'infortunio di Dybala, quanto per la straripante freschezza del gioco olandese.

Ad Allegri non riesce niente, di allegrate neanche l'ombra anche se diventa difficile progettare quando perdi pezzi a ripetizione. L'ultimo che si chiama fuori è Douglas Costa, allora Allegri sceglie De Sciglio per avere Cancelo spacca partita. Dybala è il vice Mandzukic di fronte a un Ajax che ovviamente ha de Jong al suo posto. Il tecnico aveva chiesto una Juve di iene, ma è soprattutto lui ad avere il sangue agli occhi quando Ten Hag (per la seconda volta) va a mettere pressione al quarto uomo, uscendo dalla sua area tecnica, per protestare sul gol di CR7. Max arriva quasi testa a testa con il collega cresciuto nell'ombra di Guardiola, è la spia di un nervosismo latente per una Signora che dopo la gara di andata ha preso coscienza di avere di fronte una grande squadra. Capace come alla Johan Cruijff Arena di rispondere subito al vantaggio di Ronaldo poco prima della mezzora. In Olanda era durato un minuto, con in mezzo l'intervallo, l'uno a zero, a Torino poco più. Basta una carambola per liberare al tiro van de Beek, che non sbaglia. È una mazzata per una Juve tesa come una corda di violino, mentre i ragazzini olandesi la stuzzicano come se fossero loro quelli esperti. Ma dopo lo scherzo al Real Madrid si sentono capaci di tutto. Invece Dybala capitano è per l'ennesima volta l'ombra di se stesso. E quando sul finire del primo tempo si accascia per un problema muscolare, lo Stadium accoglie con un'ovazione Kean che si alza per scaldarsi.

La serata della Joya, forse anche la sua storia bianconera, finisce in quel momento ed è l'emblema dello stato di salute delle due squadre: i bianconeri corricchiano, l'Ajax vola. Riesce tutto agli olandesi, che quando si presentano al limite dell'area fanno letteralmente girare la testa a Bonucci e soci, con Tadic che dispensa lampi e Szczesny che deve fare miracoli. E quando anche Ronaldo è frenetico nel battere la rimessa, si capisce che la semifinale si sta allontanando con una Juventus che scivola fuori dalla partita. Trema lo Stadium da record assoluto d'incasso. Pjanic salva un gol fatto, ma la Signora è in balia di de Jong e compagni che girano vorticosamente come dei mulini a vento. E il muro traballante della Juventus crolla quando de Ligt segna il gol del sorpasso e spinge i bianconeri nel baratro. Il sogno Champions si spegne ancora prima di iniziare. L'ultimo sussulto è per un fallo di mano sui titoli di coda in area olandese, ma a quel punto la Juventus è già ko. Anche con Cristiano Ronaldo che aveva iniziato con un rosso la sua avventura europea in bianconero e la finisce con un giallo di frustrazione. La maledizione della Signora continua.

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