L'Emilia spende 500mila euro per formarli. I migranti: "Troppe ore in piedi"

L'Emilia spende 500mila euro per formarli. I migranti: Troppe ore in piedi
Inside Over
20 Aprile Apr 2019 29 giorni fa

Un costo esorbitante per 26 corsi di 10 giorni al quale partecipano solo sei migranti ognuno. La psicologa: "Lamentano le troppe ore in piedi, dicono che hanno sonno e poi scopri che si alzano alle 10 del mattino"

Un costo esorbitante per neanche 30 corsi finalizzati all'inserimento. Così l'Emilia Romagna investe ben 500mila euro ogni anno per 26 corsi di 50 ore. E solo sei migranti ciascuno. Si tratta del progetto Chance, dedicato in particolare alle donne nigeriane vittime di tratta.

Come riporta La Verità, il progetto è finanziato dal Fondo sociale europeo e dovrebbe servire ad accompagnare le donne migranti al mondo del lavoro. Un obiettivo, però, che sembra essere molto lontano dalla realtà. Secondo una psicologa che segue il progetto, infatti, i corsi serviverebbe ben poco a un concreto inserimento lavorativo. E dire che si tratta di una bella cifra.

Le vittime di tratta, secondo quanto stabilito dall'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) hanno diritto a una protezione speciale. Nel dettaglio, le donne migranti avranno accesso a vitto, alloggio, assistenza sanitaria e, inoltre, potranno svolgere attività di formazione e sviluppo delle competenze. È quindi in quest'ottica che rientra il progetto Chance. "Si è poi pensato di offrire, accanto alle prime conoscenze della lingua italiana, anche un approccio al mondo del lavoro con corsi e qualche tirocinio sul nostro territorio. Piccolissimi passi verso l' inclusione lavorativa", spiega sempre a La Verità Giacomo Sarti, capo progetti welfare del Consorzio europeo per la formazione e l' aggiornamento dei lavoratori (Cefal), con sede a Bologna e che da cinque anni si occupa del programma Chance in Emilia Romagna. "Le ragazze - aggiunge - ci vengono segnalate per i corsi dai Comuni, che offrono loro accoglienza nelle strutture sul territorio".

Non è affatto convinta del progetto, però, una psicologa che da tre anni segue le ragazze nigeriane nel programma. "Nessuna cattiveria - precisa al quotidiano la professionista che preferisce mantenere l'anonimato -solo la consapevolezza che servono ben poco alle ragazze. Hanno poca voglia di impegnarsi, passiamo il tempo a spiegare che devono vestirsi di più e truccarsi di meno, che devono sforzarsi di imparare l' italiano. Non le scegliamo noi, i Comuni dicono che sono pronte, in realtà non lo sono né come padronanza della lingua, né come stato d' animo. Partono da zero. Dovrebbero andare a scuola almeno un' ora in più".

I corsi spaziano dalla ristorazione alla sartoria e prevedono alla fine un tirocinio di due mesi. "Parliamo di 26 corsi, ciascuno con 6 partecipanti", aggiunge ancora Sarti. La Regione, quindi, spende più di 19mila euro per un corso di una decina di giorni e un tirocinio di due mesi durante il quale le ragazze nigeriane ricevono un' indennità mensile di 200 euro se fanno il part time, 450 euro se lavorano a tempo pieno. Il totale sono ben 500mila euro l'anno che arrivano dal Fondo sociale europeo.

E come vivono le nigeriane il tanto atteso tirocinio di due mesi? "Lamentano le troppe ore in piedi, dicono che hanno sonno e poi scopri che si alzano alle 10 del mattino.Mi dicono: "Qui si fa fatica, dicevano che era molto più facile". Conoscono solo la parola diritti, di essere ospitate e aiutate. L' aborto, purtroppo, è la loro unica forma di contraccezione. Trovano stancante muoversi sugli autobus, con biglietti gratuiti, per raggiungere il luogo del tirocinio. Sei ore di lavoro le sfiancano", spiega ancora la psicologa. E conclude: "Prima di mandarle a seguire un progetto formativo andrebbe spiegato loro che il lavoro richiede impegno e serietà. In questo modo si tolgono opportunità ad altre categorie svantaggiate che aspettano con ansia di poter entrare nel mondo del lavoro".

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