Erba tagliata: l'odore è un grido d'aiuto

Erba tagliata: l'odore è un grido d'aiuto
Inside Over
1 Maggio Mag 2019 01 maggio 2019

Anche l'erba comunica e lo fa attraverso l'odore che emana appena tagliata: un profumo che a molti porta alla mente ricordi piacevoli ma che è un segnale d'allarme

L'erba tagliata e il suo profumo scatenano reazioni sempre contrastanti, il suo odore fresco riporta alla mente ricordi lontani e felici magari legati all'infanzia e alla bella stagione producendo un effetto calmante e benefico. Oppure può scatenare una serie di reazioni allergiche nei soggetti più sensibili, tanto da favorire riniti, lacrimazioni e starnuti continui. Ciò che in realtà sfugge a tutti è il significato di quella profumazione così particolare che coincide con un atto comunicativo da parte dell'erba stessa, un vero e proprio segnale d'allarme, un lamento di forte intensità.

Gli studi nei confronti delle piante e dei fili d'erba si susseguono da anni e hanno portato alla consapevolezza che possiedano una sorta di intelligenza, e principalmente un linguaggio che utilizzano per comunicare tra di loro, con gli animali e anche con l'uomo stesso. L'odore che emerge dopo il taglio dell'erba è una testimonianza della loro capacità comunicativa, una sorta di grido di allarme che i fili d'erba mettono in campo quando si sentono in pericolo.

Il primo a decifrare questo tipo di linguaggio fu proprio l'ecologo americano Jack Schultz che considera le piante al pari di animali molto lenti. Nonostante la loro staticità queste piante combattono quotidianamente per la sopravvienza, sfuggendo ai predatori e intrappolando le prede, sintonizzandosi completamente con il mondo circostante da cui cercano di trarre beneficio.

Dal punto di vista scientifico l'odore prodotto viene identificato come composti organici volatili biogenici (o BVOC), una sorta di risposta chimica emessa come arma di difesa. Alcune piante si attivano in questo modo quando vengono aggredite da insetti, parassiti e anche dagli animali stessi, e in alcuni casi la tipologia di arma utilizzata può risultare anche letale.

Uno studio condotto dallo zoologo sudafricano Wouter Van Hoven agli inizi degli anni 90 portò a un'incredibile scoperta: alcune piante di acacia in Africa producono tannino. Se le loro foglie vengono minacciate di masticazione da parte degli animali rilasciano la sostanza letale, e lo fanno in contemporanea, come mostrato da un gruppo di queste piante disposte in un'area recintata di cinquanta metri causando il decesso dei 3000 kudu (antilopi) presenti.

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