"WhatsApp? Non potrà mai essere sicuro". Parola del concorrente...

WhatsApp? Non potrà mai essere sicuro. Parola del concorrente...
Inside Over
17 Maggio Mag 2019 17 maggio 2019

Il CEO di Telegram in un lungo post sul web, spiega perché secondo lui l'applicazione non potrà mai dichiararsi sicura, guardando al passato e al futuro.

WhatsApp non potrà mai essere considerata una applicazione “sicura”: questa in sintesi l’idea del CEO di Telegram, Paul Durov, che lui stesso ha spiegato per filo e per segno con un post sul web.

Il focus è stato scritto per rispondere alle domande che gli sono state poste in questi giorni, dopo l’ennesimo problema di privacy e sicurezza emerso dall’app di messaggistica per antonomasia ormai.

“Ogni volta che WhatsApp deve correggere una vulnerabilità critica nella loro app, una nuova sembra emergere al suo posto. Tutti i loro problemi di sicurezza sono molto indietro per la sorveglianza. A differenza di Telegram, WA non solo non pubblica il suo codice, ma fa l’opposto: oscura deliberatamente il codice dell’app per assicurarsi che nessuno sia in grado di studiarlo a fondo”.

Punti cardine del testo, sono alcuni passaggi nella storia del telefono verde analizzati da Paul Durov: “Nel 2012 WhatsApp permetteva di inviare messaggi di testo normali non crittografati. Era una follia. Non solo governi o gli hacker, ma anche i provider di telefonia mobile e gli amministratori di Wi-Fi potevano avere accesso senza problemi a tutti i messaggi inviati o ricevuti. Successivamente WhatsApp ha aggiunto un po' di crittografia, ma questo si è rivelato rapidamente un mero stratagemma di marketing: la chiave per decodificare i messaggi era disponibile per molti governi, inclusi quello russo”.

L’applicazione di fatto ha sempre avuto problemi nella sua storia, solo che non erano dichiarati espressamente, secondo il CEO di Telegram: “Mentre Telegram iniziava a guadagnare popolarità, i fondatori di WhatsApp vendettero la loro azienda a Facebook e dichiararono che la privacy era nel loro DNA. Se fosse vero, doveva essere un gene dormiente o recessivo. 3 anni fa WhatsApp ha annunciato di aver implementato la crittografia end-to-end in modo che nessun terzo avrebbe potuto accedere ai messaggi. Questo ha coinciso con una aggressiva insistenza verso tutti i suoi utenti nell’eseguire il backup delle chat sul cloud. Peccato che una volta effettuata questa operazione, i messaggi non siano più protetti dalla crittografia end-to-end diventando accessibili agli hacker e alle forze dell'ordine. WhatsApp questo non lo ha comunicato ai propri utenti”.

Infine, il nodo della questione: “Perché WhatsApp diventi un servizio orientato alla privacy, deve rischiare di perdere interi mercati scontrandosi con le autorità del proprio paese d'origine. Non sembrano essere pronti per questo: l'anno scorso, i fondatori di WhatsApp lasciarono la compagnia a causa delle preoccupazioni sulla privacy degli utenti. Chiaramente non possono rivelare dettagli sulle backdoor senza rischiare di perdere la loro fortuna e libertà. Tuttavia, hanno ammesso di aver venduto la privacy dei loro utenti”.

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