"Il premier non è più super partes". Ed è rissa tra Giorgetti e Conte

Il premier non è più super partes. Ed è rissa tra Giorgetti e Conte
Inside Over
20 Maggio Mag 2019 28 giorni fa

Il sottosegretario leghista accusa il premier e affossa il governo: "Il M5s fa opposizione alla Lega". L'ira di Palazzo Chigi: "Parole gravissime"

"Il Movimento 5 Stelle ci fa opposizione e Conte non è più super partes. Ormai il governo è paralizzato". A intonare il de profundis del governo è Giancarlo Giorgetti che, in una intervista alla Stampa, inquadra molto bene tutti i mali dell'esecutivo gialloverde. Mali che sono voluti e fomentati dai grillini. Ma l'affondo del sottosegretario leghista sulla mancata imparzialità di Palazzo Chigi manda su tutte le furie il premier Giuseppe Conte. Che replica seccato: "Qando la dialettica trascende fino a coinvolgere il presidente del Consiglio fino a mettere in dubbio la mia imparzialità, diventa non grave ma gravissimo".

Le tensioni nel governo

"In queste ultime tre settimane il governo è in stallo per la campagna elettorale - spiega Giorgetti - doveva essere una campagna sulle cose da fare in Italia e in Europa, invece siamo rimasti alle varie ed eventuali. Al caos". Nel governo gli scontri sono ormai all'ordine del giorno. Ogni occasione è quella buona per litigare, azzuffarsi e sferrare colpi bassi spostando, di volta in volta, l'asticella della crisi di governo verso il punto di non ritorno. "La campagna elettorale ha paralizzato il governo", ammette il sottosegretario leghista che da giorni non nasconde più il proprio fastidio per quanto sta succedendo. A picchiar duro sono sempre e comunque i Cinque Stelle. E, nonostante Matteo Salvini faccia di tutto per evitare lo scontro finale, le continue incursioni dei pentastellati mandano in tilt l'esecutivo e la maggioranza. "Il consiglio dei ministri (di oggi, nda) era fissato per il decreto sicurezza ora siamo in surplace come nel ciclismo - spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - perché è nato all'ultimo momento il decreto famiglia e lo hanno messo come contrappeso o come ricatto contro Salvini". L'esponente del Carroccio sa bene che tutti questi sono "bracci di ferro in chiave elettorale". Ma avverte Luigi Di Maio: "C'è bisogno di affrontare i temi che servono agli italiani. La campagna elettorale a tanti non interessa".

Le accuse a Conte

Nell'intervista alla Stampa Giorgetti non si tira indietro dal parlare del Movimento 5 Stelle. "Loro con i punti fermi non aiutano a risolvere i problemi - spiega - il Paese ha bisogno di sbloccarsi e loro hanno posizioni, magari legittime dal punto di vista ideologico, ma troppo ideologiche". Ne ha anche per Conte che, a suo avviso, "ha cercato e cerca di interpretare un ruolo di mediazione che non può essere solo quello dei buoni sentimenti". "La sensibilità politica lui non ce l'ha e quando lo scontro si fa duro ed è chiamato a scendere in campo fa riferimento alla posizione politica di chi lo ha espresso - conclude - non ha i pregiudizi ideologici del mondo grillino. Ma lui non è una persona di garanzia. È espressione dei Cinque Stelle ed è chiamato alla coerenza di appartenenza".

L'ira di Palazzo Chigi

L'intervista di Conte alla Stampa fa montare il malessere a Palazzo Chigi. Tanto che il presidente del Consiglio non aspetta il Consiglio dei ministri di questa sera per replicare al sottosegretario leghista. Lo fa con parole durissime: "Vorrei chiarire che il premier, sin dal principio di questa competizione elettorale, è rimasto sempre al di fuori della dialettica: questo ci tengo a precisarlo perché non troverete mai una mia dichiarazione a favore di una forza politica o dell'altra". Quindi incalza: "Adesso nel rush finale vedo che le reazioni emotive si sono fatte più accese. Però attenzione, lo dico a tutti, in particolare alla forze politiche che sostengono questo governo - conclude - quando la dialettica trascende fino a coinvolgere il presidente del Consiglio fino a mettere in dubbio la mia imparzialità, diventa non grave ma gravissimo".

Salvini fa da paciere

"Che Conte fosse un ministro indicato dai 5 stelle non è mistero, quando ha poi preso posizione sulla Tav non ero d'accordo", ha ricordato a Quarta Repubblica Matteo Slvini. Ma il vicepremier, ospite di Nicola Porro nel talk di Rete 4, ha provato anche a sedare gli animi: "Io lo giudico dai fatti", ha detto, "Conte ha la mia fiducia, l'Italia ha bisogno di un governo. Io ho dato la mia parola e la porto fino in fondo. Troppe liti? Io mi taccio, non guardo, vado avanti. Sul tema delle tasse però cambierei io mio atteggiamento costruttivo se trovassi ostacoli alla riduzione"

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