Morrissey indossa la spilla nazionalista. Ed è polemica: "È razzista"

Morrissey indossa la spilla nazionalista. Ed è polemica: È razzista
Inside Over
29 Maggio Mag 2019 18 giorni fa

Poster strappati, dischi ritirati dai negozi: Morrissey, ex frontman degli Smiths, ha sfidato il conformismo che regna nel mondo musicale indossando una spilla del movimento nazionalista inglese "For Britain".

Chi conosce l'istrionico Steven Patrick Morrissey, leggendario frontman degli Smiths e poi protagonista di una carriera solista di tutto rispetto, sa che è un abile provocatore ma soprattuo un'artista libero dagli schemi. Di recente, Morrissey è finito nella bufera per la sua apparizione al Tonight Show di Jimmy Fallon dove il cantante era ospite per promuovere la sua ultima fatica discografica, il disco di cover California Son uscito nei negozi lo scorso 17 maggio.

Durante l'esibizione del brano Morning Starship, secondo singolo del nuovo album e cover del glam rocker americano Bruce Wayne Campbell, in arte Jobriath, brano del 1973, Morrissey ha indossato la spilla del movimento politico nazionalista For Britain, fondato nel 2017 dall'attivista Anne Marie Waters e nato da una costola dell'Ukip inglese. Come riporta Rockol, il sostegno del cantante al movimento fondato da Waters non è una novità: i fan dell'artista avevano già notato il simbolo del movimentoin occasione di alcuni concerti tenuti a New York di recente.

Morrissey peraltro aveva annunciato il sostegno a For Britan già la scorsa estate: "Sono diventato un sostenitore di un nuovo partito chiamato For Britain e guidato da Anne Marie Waters. Per la prima volta in vita mia andrò a votare: finalmente ho qualche speranza. Trovo che l'alternanza Tory-Labor-Tory-Labor si sia rivelata inutile. For Britain non è stato supportato dai media, ed è stato ostracizzato con l'infantile accusa di 'razzismo'. Non credo che la parola 'razzista' abbia più significato, ormai, se non per dire 'non sei d'accordo con me, quindi sei un razzista'. Le persone possono essere del tutto stupide".

Il mondo musicale, dove regna perlopiù il conformismo liberal e il politicamente corretto e dove gli artisti che non si riconoscono nella cultura della sinistra liberale e globalista vengono immediatamente emarginati o boicottati, ha naturalmente reagito con veemenza all'apparizione di Morrissey. Come riporta la Bbc, i poster che pubblicizzano l'uscita dell'ultimo album dell'artista inglese sono stati rimossi dalle stazioni della Merseyrail - la rete ferroviaria che serve l'area di Liverpool e dintorni - dopo le proteste di un pendolare. Nonostante i poster non contenessero alcun messaggio politico, la Merseyrail ha spiegato di non condividere i "valori" espressi dall'ex frontman degli Smiths.

In una dichiarazione piuttosto eloquente, Merseyrail ha dichiarato: "Qualsiasi contenuto utilizzato nella pubblicità sulla rete Merseyrail non riflette i valori dell'organizzazione e ci scusiamo per qualsiasi disturbo che la pubblicazione di questi poster possa aver causato". Il fatto alquanto sconcertante è che parliamo delle proteste di una singola persona e di cartelloni pubblicitari che non hanno nulla a che fare con la politica ma che pubblicizzano l'uscita di un prodotto musicale. La rappreseglia totalitaria e politcally correct contro Morrissey non si è limitata però ai poster rimossi. Come spiega la Bbc, all'inizio di questa settimana, il negozio di dischi più antico del mondo, lo Spillers Records di Cardiff, ha preso la decisione di smettere di vendere gli album del cantante nato nei sobborghi di Manchester.

In una dichiarazione pubblicata sul suo sito ufficiale, Morrissey ha replicato agli attacchi direttamente dal suo sito: "Con la voce rotta, chiedo la prosperità della libertà di parola, lo sradicamento del controllo totalitario" nonché "il rispetto per la diversità delle opinioni". L'urlo disperato di un'arista veramente libero le cui canzoni leggendarie rimarranno scolpite nella storia. Chissà come mai, nessuno ha mai pensato di boicottare l'insopportabile moralizzatore Bono, cantante degli U2, sempre pronto a dire al suo pubblico cosa votare e a indicare quali sono i cattivi e quali sono i buoni, salvo poi farsi fotografrare insieme a politici alquanto discutibili come l'ex premier inglese Tony Blair o ai finanzieri dell'élite globale come George Soros.

Morrissey avrà le sue idee, ma per quanto possano essere discutibili ha il buon gusto di non infarcire la sua musica di inutile retorica e di propaganda politica come fanno Bono e altre rockstar. Ai tribuni del politically correct questo però non sembra interessare minimamente.

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