Studiare è un toccasana per la salute del cuore

Studiare è un toccasana per la salute del cuore
Inside Over
29 Maggio Mag 2019 28 giorni fa

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal sostiene che studiare fa bene al cuore. Riduce anche il rischio di ictus

Studiare fa bene alla salute del cuore. Ha risvolti positivi sul nostro benessere perché previene le malattie cardiovascolari e il rischio di ictus.

A sostenerlo è un recente studio britannico pubblicato sul British Medical Journal. Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra insieme alle Università di Bristol, Cambridge e Oxford. Il team di ricercatori britannici ha condotto due diverse analisi statistiche e genetiche.

Nel primo step di analisi ha studiato le informazioni di un campione composto da 200mila persone del Regno Unito. Ha confrontato gli anni trascorsi nella formazione da ognuno dei partecipanti con l’Indice di massa corporea, la pressione sanguigna, la dipendenza dalla nicotina ed eventuali malattie cardiovascolari contratte nel corso degli anni. Nel secondo step di analisi, invece i ricercatori hanno focalizzato l’attenzione su un campione composto da oltre un milione di individui, provenienti da diversi Stati d’Europa. I loro dati genetici sono stati reperiti da un database pubblico. L’obiettivo principale è stato capire le possibili associazioni tra gli anni di studio e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

È emerso che 3, 6 anni di formazione in più riduce l’indice di massa corporea di circa 1kg/m2. La pressione arteriosa sistematica sistolica, invece, risulta ridotta di circa 3mm/Hg. Alla luce di questi risultati inaspettati, i ricercatori britannici vogliono indagare sugli altri possibili fattori che entrano in gioco e che correlano lo studio allo stato di benessere dell’individuo.

Dipender Gill, coautore dello studio pubblicato sul British Medical Journal, ipotizza che chi studia di più tende a nutrire più fiducia nei confronti della ricerca e della medicina. Si informa costantemente e la sua interazione con i medici è più frequente e qualitativa di chi studia meno. Questo atteggiamento ha un risvolto positivo sulla prevenzione delle patologie.

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