"Basta degrado", in Campidoglio il sit-in contro la Raggi

Basta degrado, in Campidoglio il sit-in contro la Raggi
Inside Over
8 Giugno Giu 2019 18 giorni fa

Dopo il flop delle europee, con il Movimento Cinque Stelle che a Roma ha quasi dimezzato i consensi, associazioni e comitati di quartiere "assediano" il Campidoglio: "Basta degrado"

Sono passati otto mesi dal pomeriggio di autunno che ha visto piazza del Campidoglio gremirsi di centinaia di romani. Il grido di allora, diventato hashtag di successo, era “Roma dice basta”. Basta al degrado, all’incuria, all’abbandono, all’indifferenza. La stessa piazza, seppure in numero ridotto, oggi si è ritrovata ancora perché, rumoreggia la folla, “non è cambiato nulla”. Ad organizzare l’evento, che ha chiamato a raccolta una trentina di associazioni e comitati di quartiere, sono sempre loro: Emma Amiconi, Roberta Bernabei e Martina Cardelli, le “madamin” romane fondatrici della community “Tutti per Roma”.

Una Roma che vorrebbero “pulita, accessibile, rigenerata, verde, decentrata, attrattiva per le imprese e di cultura”. È il mantra della piazza che non si arrende, in primis, al degrado. Il New York Times ha versato fiumi d’inchiostro sulla questione. A partire dall’editoriale con cui Frank Bruni ha raccontato lo “scioccante, beffardo contrasto” tra lo splendore dei monumenti e l’odore della spazzatura. Era maggio 2017. Due anni dopo, la Capitale si ritrova con un Tmb fuori uso, uno parzialmente danneggiato dalle fiamme e altri due che lavorano a mezzo servizio. La differenziata, invece, è inchiodata al 44 per cento. Il risultato? La città è sporca, c’è bisogno di nuovi impianti ma nessuno è pronto ad assumersi la responsabilità di una scelta impopolare. Il caldo però non aspetta. “Con tutta questa immondizia per le strade e l’arrivo dell’estate c’è il rischio di un’emergenza sanitaria”, denuncia un manifestante.

Non va meglio sul fronte dei trasporti. Delle tre fermate della metropolitana chiuse, è stata riaperta solo quella di Spagna. Niente da fare per Barberini e neppure per Repubblica, serrata, quest’ultima, addirittura da otto mesi. E all’orizzonte ci sono i lavori di manutenzione della linea A, da giugno ad agosto, che comporteranno un’interruzione parziale del servizio. “Una metropoli come Roma non può paralizzarsi per quasi un anno se si rompe una scala mobile”, denuncia un altro attivista. Altre cartoline della città eterna raccontano di ville e giardini trasformati in giungle. Interi polmoni verdi, come Villa Ada e Villa Sciarra, ma anche il parco monumentale di Colle Oppio, che si affaccia sul Colosseo, reclamano interventi di manutenzione.

“Che fine hanno fatto quelli del servizio giardini? Dopo la nevicata di febbraio, vicino casa mia sono crollati due alberi. Li hanno recuperati soltanto qualche settimana fa”, fa notare un uomo sulla settantina. Un’altra manifestante, invece, porta con sé una cartina della Capitale, al centro c’è un grosso buco nero. Sono le buche l’altra piaga che affligge automobilisti, centauri e ciclisti. Il caso emblematico è quello dell’ex feudo grillino di Ostia, dove più di un centinaio di strade sono state interessate dall’abbassamento dei limiti di velocità a 30 km orari a causa delle pessime condizioni dell’asfalto.

“Ecco spiegato il perché del crollo verticale dei Cinque Stelle alle europee”, tira le somme qualcuno. Anche a Roma, infatti, il Movimento ha dimezzato i consensi: da più del 35 per cento al primo turno delle comunali 2016, al 17 delle europee. Interi quartieri popolari hanno sconfessato la Raggi, come Tor Bella Monaca e Ostia. Praterie dove la Lega ha raccolto voti, scavalcando anche il Pd che, con Zingaretti al timone, sta tentando di recuperare terreno nelle periferie. “Questa situazione si è venuta a creare per colpa di una sinistra divisa e litigiosa, che prima ha lasciato campo libero ai grillini e poi ai sovranisti”. Ed è proprio ai dem che si rivolge questa piazza, unita anche dal timore che il Carroccio possa eleggere il nuovo sindaco. “Il Pd è il primo partito della Capitale, se non si ritorna ora a ragionare su proposte concrete per arginare il sovranismo, quando?”.

Tra le realtà aderenti all’iniziativa c’è anche Spin Time Labs, il collettivo nato nel palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, dove l’elemosiniere del Papa, il mese scorso, riallacciò la corrente. A rappresentare in piazza le ragioni degli occupanti, che adesso puntano ad ottenere la regolarizzazione, c’è Andrea Alzetta, leader di Action. A questa piattaforma non manca neppure il sostegno di don Ben Ambarus, direttore della Caritas romana: “Non faremo mancare – è il messaggio – il nostro contributo di idee, di pensiero ed esperienze per un dibattuto costruttivo”.

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