Mediaset lancia la sfida pan-europea

Mediaset lancia la sfida pan-europea
Inside Over
8 Giugno Giu 2019 10 giorni fa

Holding legale ad Amsterdam. Pier Silvio Berlusconi: «Saremo il primo broadcaster»

Mediaset compie il primo passo verso la creazione di un grande broadcaster europeo, costituendo una holding di diritto olandese che si chiamerà Mfe - MediaforEurope e che, tramite una fusione inversa, controllerà al 100% sia il gruppo di Cologno Monzese sia la filiale spagnola Mediaset España, oltre al 9,6% di ProSiebenSat 1 acquisito nei giorni scorsi. La nuova holding sarà quotata sia a Milano che a Madrid e avrà sede fiscale in Italia.

«Abbiamo il desiderio di una nuova casa per un broadcaster paneuropeo, nessuna delocalizzazione, tutte le attività rimangono in Italia e Spagna, cosi come la sede fiscale: la sede in Olanda è perché lì le regole fanno sì che una società che affronta un cambiamento possa avere una stabilità di azionariato», ha spiegato l'ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa convocata a Cologno Monzese al termine del cda che ha deliberato l'operazione.

Un chiaro riferimento all'instabilità creata dal dualismo Vivendi-Elliott in Tim. «L'azionista di controllo - ha aggiunto - preferisce avere una fetta più piccola di un gruppo internazionale: se ci fosse un'Opa è ok, ma il controllo non può passare di mano ogni due per tre come accade in alcune realtà delle telecomunicazioni», ha aggiunto. Sotto il profilo dell'azionariato, a seguito del perfezionamento della fusione tra Mediaset e Mediaset España, e assumendo che nessun azionista eserciti il diritto di recesso, Fininvest deterrebbe una partecipazione pari al 35,43% del capitale, Simon Fiduciaria (che detiene le quote «congelate» di Vivendi) pari al 15,39% del capitale e Vivendi avrebbe il 7,71. Al mercato rimarrebbe il 41,47% del capitale in circolazione. Con il sistema olandese delle special vote shares (cui i singoli azionisti devono aderire) Fininvest dovrebbe continuare a controllare più del 50% dei diritti di voto. Il diritto di recesso è fissato a 2,770 euro per azione Mediaset e a 6,5444 euro per ogni titolo spagnolo. Ma se Vivendi esercitasse il proprio recesso, questo comporterebbe un esborso di circa 300 milioni a fronte di una sospensiva del merger fissata a 180 milioni.

Il gruppo del Biscione stima un notevole incremento di efficienza con sinergie e risparmi per 107 milioni all'anno da raggiungere entro il 2023 e un net present value di circa 800 milioni. Le fusioni inverse dovrebbe essere completate entro il quarto trimestre dell'anno (l'assemblea straordinaria è convocata per il 4 settembre) ed è previsto anche un dividendo di 100 milioni entro il 2019 e un buy back fino a 280 milioni al perfezionamento dell'operazione, a un prezzo massimo di 3,4 euro.

«Non ci provate nemmeno a strumentalizzare, Mediaset è italiana e si lancia verso una nuova avventura internazionale: tirare a bordo altri alleati è una cosa in cui credere», ha proseguito Pier Silvio Berlusconi, specificando che la volontà è quella di attirare altri partner nell'avventura a partire dai tedeschi di ProSieben e dai francesi di Tf1 che con Mediaset condividono già la piattaforma per la videopubblicità digitale Ebx.

«Per il gruppo Fininvest - ha commentato il presidente della controllante, Marina Berlusconi - questo è un giorno da ricordare, e con grande orgoglio. Mediaset, cioè l'attività da cui siamo nati e che è alla base dei nostri successi compie il primo passo per la nascita di un broadcaster paneuropeo. Dimostrando di saper reagire da protagonista alle trasformazioni di un mercato sempre più competitivo».

In Borsa Mediaset è salita del 3% a 2,69 euro. Mediaset España ha chiuso in crescita dell'8,6% a 6,9 euro sull'ipotesi che potesse essere consolidata con la casa madre. Più cauta la tedesca ProSieben (+1,6% a Francoforte), candidata a entrare nella holding.

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